Roma – ​Un tributo a Claudio Coccoluto: via Libetta ricorda il maestro della consolle

Irene Mizzoni
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Roma rende omaggio a un’icona della musica elettronica. Il Municipio VIII avvia l’iter per intitolargli un luogo pubblico, mentre la RUFA trasforma l’ex tempio della notte in un polo di sperimentazione culturale.

La musica, quella capace di cambiare il volto di una città e di segnare intere generazioni, non si spegne. A Roma, il ricordo di Claudio Coccoluto, il fuoriclasse della consolle scomparso nel 2021, continua a vibrare tra le mura di via Libetta. È qui, in quel distretto che tra gli anni ’90 e 2000 ha fatto di Roma una capitale mondiale della musica elettronica, che si è appena celebrata una festa urbana dedicata al leggendario “Cocco”. ​Un legame indissolubile con il territorio ​L’iniziativa non è solo un momento di nostalgia, ma un atto concreto di riconoscimento. Il Municipio Roma VIII ha infatti presentato ufficialmente una mozione per avviare l’iter di intitolazione di un luogo di interesse pubblico all’artista, che con oltre 40 anni di carriera ha saputo elevare il DJ set ad autentica forma d’arte. ​Il cuore pulsante dell’evento è stato il campus della RUFA (Rome University of Fine Arts). Non è una scelta casuale: la sede dell’università sorge esattamente dove un tempo troneggiava il Goa, uno dei club più iconici e rappresentativi dell’avanguardia musicale europea, casa artistica e terreno di sperimentazione di Coccoluto. ​Memoria e futuro: la nuova vita di via Libetta ​Per suggellare questo legame, sono state apposte due targhe commemorative all’ingresso del campus e nel cortile interno, a testimoniare che la cultura non ha confini tra accademia e vita notturna. ​Oggi via Libetta ha cambiato volto, trasformandosi da distretto del divertimento notturno a polo formativo. Tuttavia, l’intento delle istituzioni, delle associazioni territoriali e delle realtà storiche del quartiere è chiaro: non disperdere l’eredità di quel passato. ​L’obiettivo è trasformare l’intera area in uno spazio di cultura libera, memoria condivisa e sperimentazione contemporanea. Un riconoscimento dovuto al “popolo della notte” e a un artista che, come pochi altri, ha saputo trasformare il suono in un linguaggio universale. ​La figura di Coccoluto continua così a essere un faro: se un tempo guidava le notti romane dai piatti di un giradischi, oggi il suo nome rimane inciso nelle pietre del quartiere, ispirando le nuove generazioni di studenti e creativi che frequentano quegli stessi spazi.
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