​Cassino – Una panchina per Peppino Grossi e Fausto Pellecchia: la città abbraccia i suoi “maestri di umanità”

Irene Mizzoni
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Piazza Diaz diventa custode della memoria di due illustri concittadini. Una targa con il celebre invito “Mo arriv’! Asset’t…” consacra il luogo simbolo dei loro incontri e delle loro riflessioni.

C’è un angolo di piazza Diaz che, da questa mattina, ha assunto un significato nuovo, più profondo e intriso di affetto. È la panchina che per anni ha ospitato le conversazioni, le idee e le risate del preside Peppino Grossi e del prof. Fausto Pellecchia. Con una cerimonia toccante, alla presenza dei familiari, di numerosi amici, della stampa locale e di molti cittadini, l’amministrazione comunale ha voluto rendere omaggio a due figure che hanno incarnato, per intere generazioni, l’anima più colta e autentica di Cassino. ​A scoprire la targa commemorativa, il sindaco Enzo Salera, che ha tracciato un ritratto vibrante di Grossi e Pellecchia: “Cultura, sensibilità, intelligenza, ma anche umanità. Hanno rappresentato la parte migliore della nostra città – ha dichiarato il primo cittadino –. Uomini di scuola dal grande spessore intellettuale, ma sempre disponibili a dialogare con chiunque. Con loro non contava il titolo, né l’appartenenza sociale”. ​Il fulcro del ricordo è racchiuso proprio in quell’espressione in dialetto cassinese, “Mo arriv’! Asset’t…”, che Peppino Grossi rivolgeva agli amici di passaggio. Una frase che non era solo un saluto, ma un vero e proprio manifesto di inclusività: un invito a sedersi, a confrontarsi, a sentirsi parte di un momento di riflessione condivisa. ​Anche il prof. Mario Costa, nel suo commosso intervento, ha sottolineato come quella panchina non sia semplicemente un arredo urbano, ma un ponte tra generazioni. “Ricordando due intellettuali tanto amati – ha spiegato Costa – celebriamo non l’autorità, ma l’autorevolezza di chi ha dato lustro alla nostra città. Quella targa ci ricorda che la vera eredità di figure come loro non sta solo nei libri, ma nel segno indelebile lasciato nelle persone. È un invito a fermarsi, a interrogarsi sulla bellezza di legami amicali così profondi”. ​La targa, che recita anche “Qui si custodivano amicizie e idee che vivono nel tempo”, trasforma ora piazza Diaz in un luogo di memoria attiva. Come sottolineato dai presenti, il rischio dell’oblio viene sconfitto dalla curiosità: chi non ha conosciuto i due protagonisti, leggendo quelle parole, si fermerà a chiedere “chi erano?”. E sarà proprio in quel racconto, tramandato di voce in voce, che l’umanità, l’intelligenza e l’esempio di Grossi e Pellecchia continueranno a vivere nel quotidiano di Cassino. ​La panchina di piazza Diaz resta, dunque, un monito gentile: un invito a rallentare, a riscoprire il valore del dialogo autentico e a riconoscere, come hanno fatto loro, la dignità e la bellezza in ogni incontro.
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