Per Serena, dopo 25 anni: la ferita resta aperta

Irene Mizzoni
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Era il primo giugno del 2001. Un venerdì apparentemente uguale a tanti altri ad Arce, un borgo in provincia di Frosinone che da quel giorno non sarebbe stato mai più lo stesso. Serena Mollicone, diciotto anni, una vita davanti e lo sguardo luminoso di chi sogna il futuro, svaniva nel nulla. Due giorni dopo, il suo corpo veniva ritrovato nel bosco di Fonte Cupa, con mani e piedi legati e il capo coperto da un sacchetto di plastica.

Sono passati venticinque anni. Un quarto di secolo che ha trasformato una tragedia locale in una ferita aperta nel cuore di un’intera nazione. Venticinque anni di indagini complesse, depistaggi, inchieste archiviate e poi riaperte, di processi che hanno attraversato le aule di giustizia tra speranze accese e cocenti delusioni. ​Una ricerca di verità mai doma ​La storia di Serena è, prima di tutto, la storia di un padre, Guglielmo Mollicone, che fino all’ultimo respiro ha lottato per ottenere giustizia. Il suo volto stanco ma fermo, la sua voce che non ha mai smesso di chiedere la verità, sono diventati il simbolo di un territorio che non voleva arrendersi all’omertà. Guglielmo non c’è più – è scomparso nel 2020 – ma il suo testamento morale rimane un monito per tutti: la giustizia è un diritto che non può prescrivere. ​Il peso del tempo ​Per la provincia di Frosinone, il caso Mollicone rappresenta uno spartiacque. Per lungo tempo, il timore di far emergere verità scomode ha alimentato un silenzio assordante. Tuttavia, la tenacia della famiglia e degli inquirenti che hanno ripreso in mano le fila dell’indagine dopo anni ha dimostrato che, sebbene lento, il percorso verso la verità è possibile. ​Oggi, a venticinque anni di distanza, il ricordo di Serena è ancora vivo nelle strade di Arce e nei cuori di chi, anche senza averla conosciuta, ha fatto propria la sua battaglia. Non è solo la memoria di una giovane vita spezzata, ma è il richiamo costante alla responsabilità collettiva verso chi non può più parlare. ​Oltre la cronaca ​Ricordare Serena oggi significa riflettere sul valore della giustizia e sull’importanza di combattere contro ogni forma di violenza e sopraffazione. La sua storia ci insegna che il tempo non cancella il dolore, ma può essere utilizzato per costruire consapevolezza. ​A venticinque anni di distanza, Arce si ferma ancora. Le candele accese e il silenzio che avvolge il ricordo di quella diciottenne strappata ai suoi sogni sono l’immagine più potente di una comunità che, nonostante tutto, continua a cercare quella verità che è l’unica base possibile per una pace duratura. ​Serena non è stata dimenticata. E finché la domanda su cosa sia accaduto realmente quel primo giugno del 2001 continuerà a risuonare, il suo ricordo rimarrà un impegno civile per tutta la nostra terra.
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