L’assoluzione di Ulderico Ceccarelli chiude una lunga e complessa vicenda giudiziaria legata alla Italgasbeton, società specializzata nella produzione di blocchi fatti con calce e sabbia e dichiarata fallita nel 2020. L’imprenditore era finito a processo davanti al tribunale di Frosinone con l’accusa di inquinamento ambientale, in seguito alla denuncia presentata dalla curatela fallimentare.
Secondo l’impostazione accusatoria, all’interno dell’area industriale sarebbero stati accumulati rifiuti e materiali derivanti dalla produzione — tra cui sfridi industriali, imballaggi in plastica, legno trattato, fusti metallici e cisterne — tali da configurare una discarica abusiva, con contestazioni anche in merito a presunte emissioni incontrollate di polveri. Nel procedimento veniva inoltre richiamata la drammatica esplosione avvenuta nello stabilimento nel 2007, costata la vita a un dipendente e considerata uno dei momenti più difficili della storia aziendale. La difesa di Ceccarelli, rappresentata dagli avvocati Pierpaolo Dell’Anno e Luca Forte, ha contestato punto per punto le accuse, sostenendo l’assenza di qualsiasi prova concreta di inquinamento ambientale. Decisivo, nel corso del processo, sarebbe stato il confronto tecnico tra le diverse consulenze depositate. Secondo quanto emerso in aula, i periti della prima consulenza tecnica d’ufficio, ascoltati come testimoni dell’accusa, avrebbero confermato di aver redatto la relazione sulla base delle indicazioni fornite dal commissario e poi curatore della procedura fallimentare. Successivamente, la seconda consulenza tecnica avrebbe evidenziato errori, superficialità e criticità presenti nella prima CTU. Anche la consulenza tecnica di parte della difesa avrebbe confermato la fondatezza delle posizioni sostenute dagli imputati, definendo prive di riscontro le accuse contestate. A rafforzare ulteriormente la linea difensiva sarebbero state le deposizioni dei testimoni chiamati dalla difesa, che avrebbero smentito le ricostruzioni e le assunzioni formulate dal curatore. Tra gli elementi valorizzati dalla difesa vi era inoltre il fatto che, relativamente agli scarichi delle acque, non fossero mai state elevate contestazioni o sanzioni da parte degli enti competenti. Quanto ai materiali presenti nel piazzale dello stabilimento, la tesi difensiva sosteneva che non si trattasse di rifiuti ma di sottoprodotti destinati al riutilizzo industriale, con un valore economico stimato in circa 5,3 milioni di euro. Anche le polveri oggetto di contestazione, secondo le consulenze difensive, non sarebbero risultate pericolose, mentre il degrado dell’area sarebbe stato aggravato dai numerosi furti subiti nel tempo dal sito industriale. Al termine del processo, anche il pubblico ministero ha chiesto l’assoluzione dell’imprenditore. Il tribunale di Frosinone ha quindi pronunciato sentenza di assoluzione “perché il fatto non sussiste”, escludendo la configurabilità del reato contestato a Ulderico Ceccarelli. Anna Ammanniti
