Un atto intimidatorio che accende i riflettori sul clima politico nella provincia di Frosinone. Il circolo del Partito Democratico di San Giorgio a Liri è stato preso di mira da un raid di matrice neofascista: gli autori del gesto hanno rimosso la bandiera del partito, sostituendola con un tricolore italiano, e hanno lasciato la scritta “viva il duce” propri davanti all’ingresso della sede.
Un episodio che assume un peso specifico ancora maggiore se si considera che il circolo locale è intitolato alla memoria di Luigi De Rosa, il giovane militante assassinato nel 1976 a Sezze durante un agguato fascista. L’episodio ha sollevato un’ondata di sdegno e una ferma condanna da parte dei vertici regionali e nazionali del centrosinistra, che chiedono ora un intervento rapido delle forze dell’ordine. La prima a intervenire duramente è stata Marta Bonafoni, consigliera regionale del Lazio e coordinatrice della segreteria nazionale del PD, che non ha esitato a definire l’accaduto un vero e proprio atto di squadrismo: «Un gesto vergognoso e squadrista che colpisce la comunità democratica e antifascista della provincia di Frosinone, oltreché la memoria di Luigi De Rosa. Quanto accaduto è solo l’ennesimo oltraggio a un presidio locale da parte di chi ancora deve fare i conti con la democrazia e con la Costituzione. È bene che gli organi competenti facciano piena luce e individuino al più presto i responsabili.» Bonafoni ha poi espresso la massima vicinanza ai militanti locali e alla federazione provinciale guidata dal segretario Achille Migliorelli. Sulla stessa linea d’onda il presidente del PD Lazio, Francesco De Angelis, che ha voluto rimarcare la gravità politica del blitz, rifiutando categoricamente la tesi della “bravata” o del semplice vandalismo: «Quello avvenuto alla sede di San Giorgio a Liri è un gesto grave, dal chiaro sapore intimidatorio, che non può essere sottovalutato né derubricato a semplice vandalismo. I circoli politici rappresentano luoghi di confronto democratico, partecipazione e libertà e per questo devono essere tutelati, mai trasformati in bersagli di odio e violenza.» De Angelis ha poi lanciato un appello trasversale a tutto l’arco costituzionale: «Colpire e imbrattare una sede dedicata alla memoria di Luigi De Rosa significa oltraggiare una storia dolorosa che appartiene a tutta la nostra comunità democratica. Mi auguro che tutte le forze politiche esprimano con chiarezza e senza esitazioni la propria condanna. Di fronte alla violenza e ai tentativi di intimidazione non possono esistere ambiguità.»
