Quella che era iniziata come una preoccupante scoperta si è trasformata in una vera e propria mattanza. Il bilancio della fauna selvatica rinvenuta senza vita nel territorio del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM) continua ad aggravarsi, delineando un quadro di una gravità senza precedenti.
Ai 10 lupi inizialmente trovati morti tra Alfedena e Pescasseroli, se ne sono aggiunti altri otto, portando il totale a 18 lupi uccisi in pochi giorni. Ma non sono i soli: il “focolaio” individuato a Bisegna ha restituito anche i corpi di tre volpi e una poiana, segno inequivocabile di una catena alimentare spezzata da una mano criminale. Le operazioni di perlustrazione, condotte senza sosta dal personale del Parco con il supporto fondamentale dei nuclei cinofili antiveleno dei Carabinieri Forestali di Assergi, hanno toccato diverse aree critiche: Pescasseroli: 3 nuovi lupi rinvenuti in una zona diversa rispetto ai primi ritrovamenti. Bisegna: 4 lupi, 3 volpi e 1 poiana (nuovo focolaio). Barrea: 1 lupo individuato durante i rastrellamenti. Alfedena: Resta il primo punto critico con 5 esemplari già censiti. Nonostante in alcune zone non siano stati ancora recuperati i “bocconi killer”, la simultaneità dei decessi e il coinvolgimento di specie diverse (predatori e rapaci) lasciano poco spazio ai dubbi. La Procura di Sulmona ha aperto un fascicolo: si attende l’esito degli esami necroscopici per confermare ufficialmente la natura delle sostanze utilizzate, ma il sospetto di un avvelenamento di massa è quasi una certezza. ”La situazione è drammatica. La delusione si mescola allo sconforto, in un dolore che passa dalla sofferenza profonda all’incredulità,” commentano dal Parco. Il tempismo di questa tragedia è amaramente simbolico. La notizia è stata confermata proprio in occasione della Giornata della Terra, dedicata quest’anno alla responsabilità collettiva. Vedere uno dei territori simbolo della conservazione della biodiversità trasformato in un cimitero a cielo aperto è un paradosso che interroga l’intera comunità. Le autorità ribadiscono con fermezza: non esistono giustificazioni. Qualunque sia il presunto conflitto (legato alla pastorizia o alla gestione del territorio), il ricorso al veleno è un atto criminale indiscriminato che mette in pericolo non solo la fauna, ma l’intero ecosistema, inclusi animali domestici e, potenzialmente, l’uomo. Le indagini proseguono serrate per individuare i responsabili di quello che si profila come uno dei più gravi attacchi alla natura degli ultimi decenni.
