Doccia fredda per l’istituto di Arpino: la Provincia comunica lo slittamento dei lavori. La Dirigente Materiale non ci sta: «Disagi inaccettabili per la didattica, la scuola esige risposte concrete».
Il 31 marzo doveva essere il giorno della svolta, quello del ritorno alla normalità per decine di studenti dell’indirizzo Chimico e Odontotecnico dell’IIS “Tulliano”. Invece, quella data rischia di diventare l’ennesimo capitolo di una vicenda segnata da ritardi e incertezze. La Provincia ha infatti comunicato l’impossibilità di consegnare i locali entro i termini stabiliti, scatenando la ferma reazione dell’istituzione scolastica.
Il cronoprogramma era chiaro: entro la fine di questo mese, l’Ente Provincia avrebbe dovuto restituire alla scuola quattro aule e sei laboratori di chimica. Spazi vitali non solo per la logistica quotidiana, ma soprattutto per la formazione pratica degli studenti, che da mesi si trovano privati degli strumenti essenziali per il loro percorso di studi.
La notizia dello slittamento, motivata dalla Provincia con “ragioni tecniche”, è stata accolta con profonda amarezza dalla Dirigente Scolastica, Prof.ssa Avv. Paola Materiale. In una nota ufficiale, la Dirigente ha evidenziato come le criticità non siano recenti: il cantiere, che secondo la scuola avrebbe dovuto sfruttare la pausa estiva del 2025 per minimizzare l’impatto sulle lezioni, si è invece protratto per l’intero anno scolastico, lasciando la comunità studentesca in una situazione di precarietà.
Al centro della questione ci sono i ragazzi. Senza i laboratori, la didattica degli indirizzi tecnici subisce un colpo durissimo, limitando l’apprendimento a una dimensione teorica che mal si concilia con le esigenze di un istituto d’eccellenza come il “Tulliano”. Attualmente, il diritto allo studio viene garantito solo grazie alla disponibilità del Comune di Arpino, che sta ospitando diverse classi in locali di sua proprietà, una soluzione che però doveva essere temporanea e che ora rischia di prolungarsi ulteriormente.
La tensione è culminata nella decisione della Dirigente di non partecipare all’ultima riunione convocata presso gli uffici provinciali. Una scelta simbolica forte: la scuola chiede che il monitoraggio dei lavori sia costante e trasparente, denunciando anche la difficoltà nel raggiungere telefonicamente i responsabili tecnici negli ultimi tempi.
“Non c’è utilità in incontri volti solo a ratificare nuovi ritardi”, è il senso del messaggio inviato ai vertici della Provincia. La scuola si dice pronta al confronto, ma chiede che questo avvenga direttamente sul campo, tra le mura dell’istituto, per verificare lo stato reale dei lavori davanti agli Organi Collegiali e alle famiglie.
Mentre il termine del 31 marzo sfuma, resta l’incognita su quando gli studenti potranno finalmente riappropriarsi dei loro spazi. La richiesta che arriva da Arpino è univoca: la Provincia, in quanto ente obbligato, deve assumersi la responsabilità di concludere gli interventi senza ulteriori indugi, restituendo dignità e normalità a una scuola che non può più permettersi di aspettare.
