Cassino, l’urlo di un territorio: “Stellantis non spenga il motore del Lazio”

Irene Mizzoni
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​Mobilitazione storica contro la crisi Stellantis: nel 2026 solo 12 giorni di lavoro. Sindacati, imprese e 50 sindaci in piazza: «È l’ultima chiamata».

Non è stata una semplice protesta, ma un vero e proprio “grido di sopravvivenza”. Questa mattina Cassino si è fermata per difendere il suo cuore industriale, lo stabilimento Stellantis Cassino Plant di Piedimonte San Germano. Il corteo, partito da Piazza De Gasperi e arrivato in Piazza Diaz, ha visto sfilare migliaia di persone: non solo le tute blu, ma commercianti, studenti, famiglie e oltre 50 sindaci del Lazio Meridionale con la fascia tricolore, guidati dal primo cittadino di Cassino, Enzo Salera.

​I numeri del “deserto” industriale

​La gravità della situazione è scritta nei numeri drammatici diffusi dai sindacati durante il comizio finale. Il 2025 si è chiuso come l’anno peggiore nella storia del sito, con la produzione crollata sotto la soglia psicologica delle 20.000 vetture (appena 19.364 unità, un calo del -27,9% rispetto al già critico 2024).

Ancora più allarmante il dato del 2026: dall’inizio dell’anno gli operai hanno lavorato appena 12 giorni.

​«La fabbrica è quasi azzerata», denunciano i segretari generali di Fim, Fiom, Uilm, Fismic e Ugl. «Si lavora su un solo turno da quattro anni e il rinvio dei nuovi modelli Alfa Romeo e Maserati al 2028 rischia di dare il colpo di grazia a un intero ecosistema».

​Unindustria e il “Capitalismo Umano”

​Per la prima volta, il fronte della protesta si è allargato in modo compatto alle associazioni datoriali. Vittorio Celletti, presidente di Unindustria Cassino, ha lanciato un monito chiaro all’azienda: l’indotto non è un accessorio, ma un patrimonio di innovazione che oggi soffre a causa dell’incertezza.

Celletti ha sottolineato come la forza di Cassino risieda nel legame tra la logistica strategica e il capitale umano formato dall’Università di Cassino (Unicas), fondamentale per la sfida della manifattura digitale. «Chiediamo a Stellantis di rispettare il contesto in cui opera», ha ribadito.

​L’indotto sull’orlo del baratro

​Se la situazione in Stellantis è critica, per la filiera dei servizi e della logistica è già emergenza licenziamenti. Aziende come Trasnova, Teknoservice e Logitech hanno aperto procedure di licenziamento collettivo per centinaia di lavoratori, dichiarando l’indisponibilità a utilizzare ulteriori ammortizzatori sociali. Proprio pochi giorni fa, la tensione è salita alle stelle quando l’azienda ha sbarrato l’ingresso ai lavoratori delle ditte esterne durante le assemblee sindacali.

​La politica: «Governo e Regione battano un colpo»

​Dal palco della manifestazione è arrivato un appello corale alle istituzioni. Le consigliere regionali del PD, Marta Bonafoni e Sara Battisti, hanno criticato duramente l’assenza della Giunta Rocca:

  • Richiesta di un Tavolo Regionale: Occorre un confronto immediato tra proprietà, sindacati e sindaci.
  • Intervento Nazionale: Il Ministro Urso deve pretendere da Stellantis garanzie occupazionali concrete e il rispetto degli investimenti annunciati.

​La piazza di oggi ha mandato un messaggio inequivocabile: Cassino non accetterà una lenta eutanasia industriale. Il futuro dell’auto in Italia passa da qui, e il tempo delle promesse è ufficialmente scaduto.

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