Anagni – Biodigestore, la rinuncia del Comune al ricorso. La cronistoria di LiberAnagni

Anna Ammanniti
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La Coalizione Civica LiberAnagni fornisce alla cittadinanza una ricostruzione della vicenda del biodigestore in località Selciatella, al centro del progetto “Energia Anagni”, dopo la recente rinuncia del Comune di Anagni al ricorso dinanzi al Tar Lazio. La decisione, depositata lo scorso 23 gennaio a pochi giorni dall’udienza finale fissata per il 25 febbraio, solleva interrogativi sulla tutela dell’interesse pubblico e sulla gestione dell’intero iter amministrativo e societario.

Il progetto originario era promosso dalla società Energia Anagni s.r.l., con un assetto societario iniziale così ripartito: 55% A2A s.p.a., 25% Saxa Gres s.p.a. e 20% Saf s.p.a., quest’ultima partecipata dai 91 comuni della Provincia di Frosinone. A dicembre 2023, A2A s.p.a. ha ceduto la propria quota del 55% al Dott. Francesco Borgomeo, per un valore nominale di soli 5.500 euro su un capitale sociale di 10.000 euro, segnando una svolta nella compagine societaria. La Saf s.p.a. ha mantenuto il 20% delle quote senza esercitare il diritto di prelazione. Nello stesso mese, il Dott. Paolo Patrizi è stato nominato Presidente del CdA di Energia Anagni s.r.l. su proposta della Saf s.p.a. Nei mesi successivi, mentre il Comune sosteneva ancora il ricorso, Saxa Gres s.p.a. ha venduto il terreno destinato all’impianto tramite contratto preliminare, poi trasferito ad altra società nell’ambito della procedura di composizione negoziata della crisi aziendale. Nonostante la raccolta di oltre 600 firme cittadine e il sostegno del consiglio comunale per il ricorso, il Comune ha rinunciato alla causa, motivando ufficialmente la scelta con il presunto “controllo pubblico” garantito dalla Saf s.p.a. Tuttavia, i dati aggiornati evidenziano che Saf s.p.a. detiene ancora solo il 20% delle quote, mentre la maggioranza resta in mano a soggetti privati, tra cui Saxa Gres s.p.a. in concordato preventivo, e successivamente alla società Bel Green s.r.l., che ha acquisito il 55% del capitale a gennaio 2026. Alla luce di questi fatti, sorgono numerose domande: perché il Comune ha rinunciato al ricorso? Quali garanzie sono state ottenute sulla bonifica del sito? Perché non vengono condivise informazioni sulle strategie e le decisioni della Saf s.p.a.? E soprattutto, quale tutela è assicurata all’interesse pubblico e alla salute dei cittadini? LiberAnagni ribadisce il proprio impegno a sostenere cittadini e associazioni che continuano la battaglia al Tar Lazio, difendendo la volontà espressa attraverso la raccolta firme e le delibere del consiglio comunale. L’udienza del 25 febbraio rappresenta un momento cruciale per chi non ha mai rinunciato a contrastare il mega impianto di rifiuti. Anna Ammanniti
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