Pirateria streaming: operazione della Finanza, sanzionati 120 utenti in tutta Italia

Irene Mizzoni
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​Non solo i grandi “pirati”, ma anche i clienti finiscono nel mirino delle autorità. Una vasta operazione coordinata dalla Procura di Bologna e condotta dal Nucleo Speciale Beni e Servizi della Guardia di Finanza di Roma ha portato all’identificazione di oltre 100 utenti che usufruivano illegalmente di contenuti protetti da copyright.

L’indagine ha preso le mosse da un reseller residente nella provincia di Rimini, il quale fungeva da snodo per la vendita di abbonamenti illeciti. Grazie a un’attenta analisi dei flussi finanziari — inclusi tracciamenti bancari e ricariche di carte prepagate — i finanzieri del Gruppo Radiodiffusione ed Editoria sono riusciti a risalire alla filiera dei pagamenti, dando un nome e un volto ai consumatori finali.

​I numeri del blitz

​L’operazione ha evidenziato una diffusione capillare del fenomeno:

  • 120 clienti identificati e sanzionati.
  • 60 province italiane coinvolte.
  • Target trasversale: utenti di età compresa tra i 20 e i 70 anni, dai liberi professionisti ai pensionati.
  • Contenuti piratati: palinsesti completi di Sky, DAZN, Netflix, Disney+ e Prime Video.
​Sanzioni pesanti per gli utenti finali

​A differenza del passato, dove l’attenzione era rivolta principalmente a chi trasmetteva il segnale, questa operazione colpisce direttamente chi “compra”. Ai sensi dell’art. 174-ter della Legge 633/1941, la Guardia di Finanza ha contestato violazioni amministrative che prevedono:

  • ​Una sanzione base di 154 euro.
  • ​Multe fino a 5.000 euro nei casi di recidiva o maggiore gravità.

​Al momento, non risulta che nessuno dei sanzionati abbia presentato ricorso contro i verbali di accertamento.

​Il fattore “territorio” e il passaparola

​Dall’indagine emerge un dato curioso: una forte concentrazione di utenti nell’area della Romagna. Questo dimostra che, nonostante la natura digitale del reato, il passaparola e la conoscenza diretta giocano ancora un ruolo fondamentale nella diffusione dei servizi illegali, affiancando i tradizionali canali web.

La fruizione illegale non è un “reato senza vittime”. Il fenomeno danneggia l’intero sistema economico, colpendo i lavoratori del settore audiovisivo e gli operatori dell’indotto, oltre a alimentare circuiti criminali legati al riciclaggio di denaro.

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