Il controllo della Squadra Volante ha incastrato l’uomo che, al rientro in casa, ha tentato invano di giustificarsi con scuse poco credibili.
Non è bastata la “libertà vigilata” tra le mura domestiche a un uomo di Frosinone che, nella mattinata odierna, ha visto aprirsi per lui le porte del carcere. La Polizia di Stato ha infatti eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, segnando un netto aggravamento della misura restrittiva a cui il soggetto era precedentemente sottoposto.
Tutto ha avuto inizio durante un normale servizio di controllo del territorio. Gli agenti della Squadra Volante, impegnati nelle verifiche di routine sui soggetti sottoposti a misure detentive alternative, si sono recati presso l’abitazione dell’uomo. Al momento del controllo, però, il detenuto non era presente in casa.
I poliziotti hanno tentato immediatamente di rintracciarlo anche telefonicamente, ma l’uomo si è reso completamente irreperibile, ignorando le chiamate delle forze dell’ordine.
L’irreperibilità è durata solo poche ore. In un secondo controllo effettuato poco dopo, gli agenti hanno finalmente trovato il soggetto all’interno dell’abitazione. Alla richiesta di spiegazioni su dove fosse stato e perché non avesse risposto al telefono, l’uomo ha provato a difendersi accampando scuse giudicate fin da subito poco credibili e prive di alcun riscontro oggettivo.
La condotta dell’uomo, che ha palesemente violato le prescrizioni imposte dal regime degli arresti domiciliari, è stata immediatamente segnalata all’Autorità Giudiziaria. Considerata la scarsa affidabilità del soggetto e la violazione degli obblighi, è stato disposto l’aggravamento della misura: per l’uomo si sono dunque spalancate le porte della casa circondariale, dove è stato condotto dagli agenti al termine delle formalità di rito.
