Anagni – Salario minimo negli appalti: dopo la sentenza della Consulta, la richiesta al Comune

chiaro13
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Attraverso una nota congiunta, Sinistra Italiana Anagni, Partito Democratico, Movimento 5 Stelle Anagni e Possibile Anagni, mettono in evidenza quanto emerso da una sentenza della Consulta.

“La sentenza n. 188 della Corte costituzionale ha respinto le eccezioni sollevate dal Governo nei confronti della normativa della Regione Puglia che introduce, nell’ambito degli appalti pubblici e delle concessioni regionali, l’obbligo di garantire un trattamento retributivo minimo pari a 9 euro l’ora ai lavoratori impiegati. La pronuncia della Consulta rappresenta un importante riconoscimento della legittimità dell’introduzione di criteri retributivi minimi nelle procedure di evidenza pubblica, ritenendo che tale scelta non leda beni o interessi costituzionalmente tutelati. Si tratta di una decisione che apre la strada alla possibilità, per gli enti pubblici, di adottare analoghe misure a tutela della dignità del lavoro, contrastando fenomeni di dumping salariale negli appalti e nelle concessioni. Già nel mese di giugno le forze politiche firmatarie avevano avanzato la proposta di garantire un salario minimo di 9 euro l’ora a tutti coloro che lavorano negli appalti, nelle concessioni e negli incarichi affidati dal Comune di Anagni. Proposta che non ha trovato seguito e che era stata addirittura ritenuta, da alcuni esponenti della maggioranza, potenzialmente in contrasto con la legge. Alla luce della pronuncia della Corte costituzionale, tali timori risultano oggi smentiti, poiché la Consulta ha chiarito che l’introduzione di un criterio retributivo minimo, limitato allo specifico ambito delle procedure di evidenza pubblica, non determina violazioni costituzionali. Ci chiediamo dunque se, soprattutto in una fase storica delicata come quella che attraversa la città di Anagni, qualche componente del Consiglio comunale intenda farsi parte diligente e presentare una proposta di delibera che stabilisca l’obbligo, per chiunque lavori per il Comune o si aggiudichi una concessione comunale o demaniale sul territorio, di garantire ai propri dipendenti una retribuzione minima di 9 euro l’ora”. La sentenza della Corte costituzionale riguarda la legittimità dell’introduzione di criteri retributivi minimi nell’ambito delle procedure di appalto e concessione pubblica e non impone automaticamente agli enti locali l’adozione di un salario minimo, lasciando alle singole amministrazioni la scelta se introdurre tali misure nell’esercizio della propria autonomia. Anna Ammanniti
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