FOCUS – Vivere nel bosco tra libertà, rischi e tutela dei minori, intervista alla criminologa Linda Corsaletti

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(di Anna Ammanniti) In questi giorni l’attenzione pubblica si è concentrata sul caso della famiglia che viveva in un bosco in Abruzzo, i cui tre bambini sono stati recentemente collocati in una casa famiglia. L’episodio ha sollevato interrogativi complessi sul confine tra scelte di vita non convenzionali e trascuratezza, sulla valutazione dell’idoneità genitoriale e sul ruolo delle istituzioni nei percorsi di tutela dei minori.

Per approfondire questi interrogativi abbiamo intervistato la sociologa e criminologa Linda Corsaletti, che offre una lettura lucida delle dinamiche familiari in contesti “fuori dal sistema” e dei criteri con cui valutare l’idoneità genitoriale quando si vive lontani dai modelli tradizionali. Nella sua analisi emergono i nodi centrali, quali l’importanza delle reali condizioni di vita dei minori, il ruolo della socializzazione, i benefici e i limiti di una crescita immersa nella natura, il rapporto con le istituzioni e il rischio di sovrapporre scelte alternative e trascuratezza. Il suo contributo aiuta a superare i pregiudizi e a guardare questo caso, e quelli simili, con maggiore equilibrio, riconoscendo sia il valore di stili di vita diversi, che la necessità di garantire ai bambini sicurezza, cura e opportunità di sviluppo. Lei stessa racconta di vivere in montagna, immersa nella natura. Quanto questa scelta personale influisce sulla sua lettura del caso? Ormai da tre anni, ho fatto una scelta che molti considererebbero “estrema”: vivo in un piccolo paese terremotato in montagna, immersa nella natura, lontana dai ritmi urbani. È uno stile di vita che comprendo profondamente, e proprio per questo so distinguere ciò che è semplicemente “alternativo” da ciò che, invece, può diventare rischioso per dei bambini. Nel caso della famiglia che viveva nel bosco, cosa deve essere valutato per primo? Nel caso della famiglia abruzzese che ha scelto di vivere nel bosco, la valutazione non può fermarsi all’idea romantica della vita selvatica né demonizzare la scelta in sé. Bisogna concentrarsi su un unico parametro: le reali condizioni di vita dei minori. Vivere in un contesto naturale è possibile, anche in modo radicale, purché siano garantiti sicurezza, alimentazione adeguata, cure mediche, igiene e istruzione. Quando si arriva a un allontanamento, quali sono i fattori determinanti? Quando si arriva a decisioni come la collocazione in casa famiglia, a pesare di più non sono la povertà o lo stile di vita alternativo, ma il rischio immediato: condizioni abitative pericolose, assenza totale di cure, isolamento che impedisce lo sviluppo, incapacità dei genitori di garantire una supervisione costante. Se questi aspetti vengono meno, l’intervento dei servizi diventa inevitabile. Quanto incide la socializzazione sullo sviluppo dei bambini? La socializzazione è un tema centrale: contribuisce allo sviluppo emotivo, linguistico e comportamentale. Ma non è il bosco in sé a compromettere la socializzazione. Il vero limite nasce quando i genitori non creano reti alternative, vale a dire altre famiglie, attività condivise, scuola, gruppi educativi. Si può vivere lontani dalla città e avere comunque un tessuto sociale sano. Quali benefici e quali rischi comporta una vita nella natura? La natura offre benefici enormi come l’autonomia, la riduzione dello stress, la creatività, la capacità di problem solving. Sono esperienze che chi vive in montagna conosce bene. Ma questi vantaggi non annullano alcuni rischi come la distanza dai servizi essenziali, la difficoltà di gestire emergenze, la mancanza di stimoli educativi adeguati se non ci si organizza bene. Come si distingue una scelta alternativa da una situazione di trascuratezza? La vera distinzione è semplice, uno stile di vita alternativo è sano quando i bisogni dei bambini vengono rispettati; diventa trascuratezza quando quei bisogni restano scoperti. Il rapporto con le istituzioni è spesso complesso. Qual è il suo punto di vista? Sulle istituzioni, credo che l’intenzione sia quella di tutelare, ma in casi molto atipici può prevalere un atteggiamento di controllo, anche perché il contesto è difficile da monitorare. Il giusto equilibrio si trova solo con un dialogo aperto, interventi proporzionati e supporti concreti sul territorio. Prima dell’allontanamento dovrebbero essere considerate misure meno drastiche come le visite domiciliari, gli educatori, l’accesso facilitato ai servizi, i programmi di sostegno alla genitorialità. La collocazione in casa famiglia può essere traumatica? Per quanto riguarda la casa famiglia, non possiamo ignorare che l’allontanamento è sempre un trauma. Si può mitigare mantenendo i legami affettivi, offrendo sostegno psicologico, collocando insieme fratelli e spiegando al minore cosa sta accadendo. In Italia esiste un pregiudizio verso chi vive “fuori dal sistema”? Infine, sì, in Italia esiste un certo pregiudizio verso chi vive “fuori dal sistema”. Lo vediamo proprio in questa vicenda, si tende a confondere scelte di vita insolite o povertà con incapacità genitoriale. È un’associazione semplicistica e spesso sbagliata. Il vero problema non è la scelta alternativa in sé, ma l’estremizzazione di quella scelta. L’isolamento totale, la mancanza di elettricità, l’assenza di un percorso scolastico strutturato possono creare un contesto che limita non solo la crescita, ma anche la libertà del minore. Penso in particolare all’home schooling non regolamentato, in teoria può essere un’opportunità, ma nella pratica può portare a un’istruzione inadeguata e, soprattutto, esporre i bambini a insegnamenti fortemente soggettivi, a volte carichi di pregiudizi verso la società, le istituzioni o il mondo esterno. Quando manca un confronto, manca anche la possibilità di sviluppare spirito critico, autonomia di pensiero e sicurezza nel relazionarsi con gli altri. È questo, più della vita nel bosco, a creare la frattura, quando la scelta dei genitori diventa così rigida e chiusa da impedire ai bambini di costruirsi un rapporto equilibrato con il resto del mondo.
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