(di Anna Ammanniti) Nel dibattito pubblico, soprattutto negli ultimi anni, si sente parlare sempre più spesso di giustizia riparativa. Un concetto importante, introdotto in Italia in modo organico con la riforma Cartabia del 2022, ma che ancora oggi viene troppo spesso frainteso. Capita infatti che venga scambiato per una misura alternativa al carcere, per uno sconto di pena o per una forma di “perdono obbligato” tra autore del reato e vittima. Nulla di tutto questo è corretto.
La giustizia riparativa e il processo penale sono due percorsi paralleli, distinti per funzione, obiettivi e risultati, che possono coesistere ma non si sostituiscono l’uno all’altro. Il processo penale: responsabilità e sanzione Il compito del processo penale è individuare se un reato è stato commesso, da chi e con quale responsabilità. È un percorso regolato dalla legge, strutturato secondo garanzie rigide e finalizzato a una decisione: condanna, assoluzione o archiviazione. Il processo, dunque, ha come obiettivo la realizzazione della giustizia dello Stato, che si esprime attraverso la pena o altri provvedimenti formali. Nessuna esperienza riparativa può annullare o sostituire questo percorso: il processo resta il luogo in cui si accertano i fatti. La giustizia riparativa: ascolto, incontro, riconoscimento La giustizia riparativa, al contrario, non si occupa di stabilire colpe o pene. Il suo obiettivo è diverso: creare uno spazio sicuro e volontario in cui vittima, autore del reato e comunitàpossano, se lo desiderano, confrontarsi sui danni subiti e sui bisogni generati dal reato. È un percorso che si fonda sulla volontarietà di tutte le parti, senza costrizioni; sulla neutralità dei mediatori, figure specializzate; sul riconoscimento reciproco, non imposizione; sulla ricerca di un modo per riparare – simbolicamente o concretamente – ciò che è stato rotto. La giustizia riparativa non cancella il reato, non modifica automaticamente la pena, non sostituisce il processo. È un’altra cosa: un’esperienza di rielaborazione e responsabilità che può portare benefici profondi tanto alla vittima quanto all’autore del reato. Perché si confonde con una misura alternativa al carcere? Il fraintendimento nasce dal fatto che, talvolta, alcuni esiti positivi di un percorso riparativo possono essere valutati dal giudice. La legge, infatti, prevede che la partecipazione alla giustizia riparativa non comporta vantaggi automatici, ma l’esito del percorso può essere considerato, se rilevante, nella valutazione della personalità dell’imputato o nel trattamento penale. Questo non significa che la giustizia riparativa sia una scorciatoia per evitare il carcere. È piuttosto un elemento in più, che il giudice può prendere in considerazione, così come prende in considerazione la condotta successiva al reato, la collaborazione, il risarcimento del danno o altri comportamenti significativi. La finalità principale, comunque, non è ridurre una pena, ma promuovere responsabilità e ricomposizione. Due binari che si affiancano, non si sovrappongono La giustizia penale accerta la responsabilità giuridica; la giustizia riparativa cerca di comprendere e ricomporre la frattura umana e sociale generata dal reato Il processo punisce, la giustizia riparativa ricuce. Il processo guarda al passato – cosa è accaduto e chi lo ha commesso. La giustizia riparativa guarda al futuro – cosa si può fare ora per alleviare il danno e ricostruire un equilibrio. Sono due prospettive diverse, che possono convivere e, quando presenti entrambe, rendere più completa la risposta al reato. Una cultura della giustizia più ampia Comprendere questa distinzione è fondamentale per evitare fraintendimenti che alimentano diffidenze o paure ingiustificate. La giustizia riparativa non è buonismo, non è un favore all’autore del reato e non è una scorciatoia giudiziaria. È, piuttosto, un modo per dare spazio ai bisogni della vittima – troppo spesso trascurati nel sistema penale – e per responsabilizzare profondamente chi ha commesso il reato. È un percorso parallelo, mai alternativo, che arricchisce la giustizia senza sostituirla.
