(di Cesidio Vano) Ha immortalato tutto in un video fatto con il telefonino e poi lo ha diffuso sui social. Ma non tutto hanno apprezzato la bravata e molti hanno invece segnalo la crudeltà di quel comportamento.
I fatti risalgono a qualche giorno fa, quando su chat e social è iniziato a circolare il video relaizzato da qualcuno che, di notte, in auto con gli abbaglianti accesi, insegue lungo una strada mamma ora e il suo cucciolo, che fuggono terrorizzati. L’Orsa cerca in tutti i modi di proteggere il piccolo, fino a sfidare l’auto. Il tutto è accaduto poco fuori dal territorio del parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, sul versante molisano. Il parco ha segnalato l’accaduto ai carabinieri forestali di Isernia che hanno avviato le indagini per individuare l’autore di quell’azione. Per un fatto simile, accaduto però qualche tempo fa in Abruzzo e precisamente a Roccaraso, quando un’uomo, un 63enne di Rivisondoli, insegui in auto mamma e cucciolo di orso, lo stesso, individuato e denunciato dai Carabinieri, è ora stato rinviato a processo e la scorsa settimana si è celebrata la prima udienza. L’accusa è quella di maltrattamento di animali per lo stress e le fatiche insopportabili, che avrebbe causato ai due esemplari. Il Pnalm ha così commentato l’episodio avvenuto in Molise: “Il video è particolarmente cruento ma altrettanto “didattico” nel dimostrare il livello di stress e di potenziale pericolo a cui vengono esposti gli animali selvatici quando sottoposti a questo trattamento. Dalle immagini traspare tutta la paura, la disperazione e poi la rabbia della mamma orsa. Nella sua corsa forsennata tenta di portare in salvo il cucciolo, afferrandolo per il collo con la bocca. Solo quando si rende conto che il piccolo non riesce a “tenere il passo” decide di fermarsi, girarsi e affrontare con coraggio quella che per lei è nient’altro che una minaccia per la sicurezza della sua famiglia. Questi episodi sottolineano ancora una volta l’importanza dell’educazione e della sensibilizzazione, di una cultura del rispetto e della consapevolezza che ancora manca, ma anche della necessità sempre più urgente di sanzioni e provvedimenti concreti ed esemplari da parte delle Autorità Giudiziarie. Questi episodi non sono semplici incidenti: sono il sintomo di una cultura che continua a non riconoscere il valore della vita selvatica. È tempo di comprendere che l’esistenza della vita selvaggia definisce e garantisce il nostro benessere come specie. E se tra chi sta leggendo, ci fosse ancora qualcuno che crede che inseguire un orso in macchina sia una roba di poco conto. Lo invitiamo a riflettere profondamente su questa domanda: E se, nel cuore della notte, fosse un orso ad inseguire per chilometri te e tuo figlio?”. In un post apparso sulla pagina social del Pnalm, viene poi avanzata questa riflessione: “Non smetteremo mai di dire che inseguire un orso, ma in generale qualsiasi animale selvatico con la macchina è un gesto veramente ingiustificabile. E se non riusciamo a provare empatia per una madre orsa che tenta di salvare il suo cucciolo, forse è il momento di chiederci cosa resta della nostra umanità”.
