Una giornata intensa ed emozionante ha dato il via, questa mattina a Sora, al “Memorial Attilio Roccatani”, l’evento eccezionale organizzato dalla Scuderia del Tempo Perso per celebrare il centenario del trionfo del leggendario campione motociclistico Attilio Roccatani. L’iniziativa, che unisce passione motoristica e tributo storico, ha richiamato un folto pubblico di appassionati, cittadini e curiosi.
L’Auditorium Vittorio De Sica, in Piazza Mayer Ross, ha ospitato alle ore 11:00 la conferenza commemorativa che ha segnato l’inizio ufficiale del tributo. Esperti e studiosi hanno ripercorso la carriera e la vita di Roccatani, rivale e amico di Tazio Nuvolari e pilota ufficiale Sunbeam, sottolineando il suo contributo al motociclismo nazionale e alla storia sportiva locale. L’incontro è stato un’occasione preziosa per riscoprire le gesta di un’epoca d’oro delle corse, in cui l’abilità del pilota compensava le limitazioni tecniche dei mezzi.
Subito dopo, la folla si è spostata presso lo storico chiostro del Palazzo della Cultura, sempre in Piazza Mayer Ross, per l’inaugurazione della mostra statica. L’esposizione, che si preannuncia un vero e proprio viaggio nel passato, ha aperto le porte ai visitatori mostrando cimeli, fotografie d’epoca e le affascinanti motociclette legate all’attività agonistica della famiglia Roccatani. La mostra rimarrà accessibile al pubblico per diversi mesi, fino al 7 gennaio 2026, offrendo a tutti la possibilità di onorare la memoria del campione sorano.
Il successo di partecipazione di questa mattina conferma l’importanza del “Memorial Attilio Roccatani”, non solo come evento sportivo, ma
come fondamentale iniziativa culturale per Sora, che rende omaggio a una delle sue figure più illustri.
Il Ricordo di un Appassionato: L’Epopea del Motociclismo Eroe
Tra i presenti, un pensiero speciale è stato condiviso da Mauro Doria, Fondatore e Presidente della Scuderia del Tempo Perso, un appassionato che, pur non avendo conosciuto personalmente il campione, ne custodisce vividamente l’immagine eroica:
”Lo immagino in sella alla sua moto, giacca e pantaloni di pelle, caschetto e occhialoni. Io che non l’ho conosciuto lo vedo così, perché un campione deve avere la sua divisa così come tu lo possa pensare sempre nel suo gesto sportivo… guidare la motocicletta,” ha esordito Doria, prima di riflettere sulle difficoltà di quello sport.
”Sono da sempre convinto che il motociclismo non sia sport per tutti e negli anni Venti era per pochi. Uomini capaci di guidare mezzi che erano poco più che biciclette rinforzate e motorizzate a velocità vicine ai 100 km orari, su strade sterrate, con percorrenze di gara a oltre i 60 di media. Loro non avevano gli ammortizzatori, i freni a disco, la forcella era un meccanismo che assorbiva qualche asperità e null’altro. Oggi abbiamo la gomma troppo morbida o troppo dura, la moto che chiude quando inserisci o sbacchetta quando apri il gas. Avevano la moto… e basta. Un meccanico e gli amici gli facevano assistenza durante le gare ed era tutto. Altri tempi.”
Doria ha poi sottolineato il dovere di mantenere viva la memoria di quegli anni e di quei Grandi Campioni, esprimendo la speranza che la manifestazione riesca a far conoscere Roccatani alle generazioni più giovani.
Con la voce rotta dall’emozione, ha invitato i presenti a chiudere gli occhi, riportando in vita l’immagine sgranata di una gara d’epoca: “La pellicola in bianco e nero mostra una lingua di terra, la gente è ferma ai bordi della strada in attesa… Ecco che all’orizzonte si intravede una nuvola di polvere che via via si ingrossa e si avvicina. Qualche istante e in mezzo alla polvere si scorgono le moto. Ora si vede meglio: in testa c’è Roccatani, gli altri sono poco dietro. Si avvicinano, l’uomo con la bandiera sventola il braccio… La nuvola di polvere cala sul pubblico che applaude entusiasta i propri beniamini che tagliano il traguardo a gran velocità.”
Una voce, in quel ricordo, recita: “ancora un’affermazione del campione Attilio Roccatani che a cavallo del suo destriero d’acciaio ha domato il difficile tracciato, sopravanzando la agguerrita schiera di avversari.”
”Altre storie. Altri Tempi. Altri uomini,” ha concluso Doria, dedicando il pensiero a suo figlio Enrico, appassionato motociclista come il padre.
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