Un atto di inaudita gravità ha scosso la notte di Campo Ascolano, alle porte di Roma, dove un ordigno è esploso sotto l’auto del giornalista Sigfrido Ranucci, noto conduttore della trasmissione di inchiesta di Rai 3, Report. L’attentato, avvenuto nelle scorse ore, ha completamente distrutto il veicolo del giornalista, danneggiando una seconda auto di famiglia e la casa adiacente, ma soprattutto ha lanciato un chiaro e minaccioso segnale contro la libertà di stampa nel nostro Paese.
Un ordigno è stato piazzato e fatto esplodere sotto l’auto parcheggiata davanti alla sua abitazione. Secondo quanto riportato dalle prime ricostruzioni e dalle fonti vicine agli investigatori, la potenza della deflagrazione era tale da poter uccidere chiunque si fosse trovato a passare in quel momento. Sul posto sono intervenuti immediatamente Carabinieri, Digos, Vigili del fuoco e la scientifica per i rilievi. La Procura competente ha aperto un fascicolo per ricostruire l’accaduto e risalire ai responsabili di quello che si configura come un vero e proprio attentato intimidatorio. Questo gesto efferato non può essere liquidato come un semplice atto vandalico o una generica intimidazione. Colpire Sigfrido Ranucci, uno dei volti più noti e coraggiosi del giornalismo d’inchiesta italiano, significa colpire l’essenza stessa della nostra democrazia. Il giornalismo d’inchiesta, che porta alla luce verità scomode, corruzione e malaffare, è un pilastro fondamentale che garantisce la trasparenza e la vigilanza sul potere. Come dimostrano le inchieste di Report, spesso il lavoro dei giornalisti tocca nervi scoperti e interessi criminali o di potere che reagiscono con violenza e intimidazione. Ranucci è un simbolo della resistenza di chi, nonostante i rischi, continua a fare il proprio dovere. Solidarietà e appello alle Istituzioni La notizia ha suscitato immediate e unanimi reazioni di condanna e solidarietà da parte del mondo politico, delle associazioni di categoria e della società civile. L’attentato a Ranucci rappresenta un attacco a tutti i cittadini e alla loro possibilità di essere informati. Le Istituzioni sono chiamate a dare una risposta ferma e immediata. È indispensabile che gli inquirenti facciano piena luce sull’accaduto e che lo Stato garantisca la massima protezione non solo al giornalista e alla sua famiglia, ma a tutti quei professionisti dell’informazione che, con il loro lavoro, pagano spesso un prezzo altissimo per difendere la verità. Difendere il giornalismo è difendere la democrazia. Non possiamo permettere che la paura e la violenza zittiscano la voce dell’informazione libera.
