Anagni – Un bimbo di 3 anni con diabete senza assistenza alla materna: appello della famiglia

Anna Ammanniti
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Ad Anagni una famiglia vive una situazione paradossale e dolorosa: da quando è iniziato l’anno scolastico, il loro bambino di soli tre anni, affetto da diabete mellito di tipo 1, frequenta la scuola dell’infanzia senza alcuna forma di assistenza sanitaria.

La patologia era stata regolarmente segnalata già a gennaio 2025, al momento dell’iscrizione e i genitori avevano fornito tutta la documentazione necessaria, compresi i certificati medici rilasciati dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. Eppure, a metà ottobre, nulla è stato fatto. In assenza di un infermiere o di personale formato, mamma e papà sono costretti ogni giorno a turnarsi davanti alla scuola per controllare il livello di glicemia del piccolo e intervenire con la somministrazione di insulina quando necessario. Un compito delicatissimo, che non può ricadere sulle famiglie, ma che in questo caso è diventato l’unico modo per permettere al bambino di frequentare la scuola in sicurezza. Secondo quanto riferito dai genitori, la scuola avrebbe inoltrato regolare richiesta di assistenza alla ASL, ma l’azienda sanitaria avrebbe comunicato di non riuscire a reperire cooperative in grado di fornire personale sanitario. Così, al momento, in un rimpallo di responsabilità tra enti, il diritto del bambino resta lettera morta. L’appello dei genitori è a chi di competenza affinché si trovi al più presto una soluzione. Il caso di Anagni mette in luce una grave lacuna nell’attuazione dei protocolli nazionali. Nel 2018 la Federazione Diabete Giovanile (FDG) e la Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche (FNOPI) hanno firmato un protocollo d’intesa volto a garantire l’assistenza sanitaria agli alunni affetti da diabete di tipo 1 nelle scuole di ogni ordine e grado. Il documento, riconosciuto anche dal Ministero della Salute e dal MIUR, stabilisce che la gestione della patologia debba essere coordinata tra scuola, famiglia e ASL, con la presenza di personale sanitario qualificato (come infermieri o OSS formati) in grado di intervenire in caso di emergenza. Le Linee guida ministeriali del 2005 e i successivi aggiornamenti ribadiscono che la competenza primaria per l’attivazione dell’assistenza spetta alla ASL territoriale, che deve cooperare con la scuola e le famiglie per garantire la sicurezza del minore. Anche dal punto di vista giuridico esistono strumenti e diritti specifici a tutela dei minori affetti da patologie croniche, nonché delle loro famiglie: l’art. 34 della Costituzione, che garantisce il diritto all’istruzione e impone alle istituzioni di assicurare una frequenza scolastica sicura anche ai minori con disabilità o patologie croniche; la possibilità di redigere, per questi casi, un Piano Educativo Individualizzato (PEI) o, in alternativa, un Piano Sanitario Individuale (PSI), redatto in collaborazione con la ASL, che preveda la presenza di personale formato per la somministrazione di farmaci salvavita o per il monitoraggio di condizioni cliniche specifiche. Il piccolo di Anagni, nel frattempo, continua a frequentare la materna con la sola presenza dei genitori a turno, in un contesto che dovrebbe invece garantirgli autonomia, sicurezza e normalità. La vicenda solleva una domanda che riguarda non solo una famiglia, ma l’intero sistema: quanti altri bambini, in Italia, stanno vivendo la scuola non come un diritto tutelato, ma come un percorso a ostacoli? Anna Ammanniti
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