(di Dario Facci) La crisi dell’Automotive morde la provincia di Frosinone e soprattutto il Cassinate. Tra voci di vendita dello stabilimento agli arabi, come hanno riportato molti organi d’informazione specializzata, e continui stop alla produzione (pare che non riprenda neanche il 6 ottobre come era stato previsto) ormai la realtà ha superato la preoccupazione.
Oltre al dramma dei lavoratori impiegati nello stabilimento di Piedimonte San Germano, a quello dell’indotto direttamente penalizzato dalla debolezza dell’insediamento Stellantis nel Lazio, c’è un’altra forte preoccupazione che deriva dai problemi dell’industria automobilista: l’indotto commerciale. Un sintomo preciso del pericolo derivato dalle crepe sempre più evidenti di un sistema di sviluppo ormai più che cinquantenario è dato dalla necessità del Consorzio Industriale del Lazio di monitorare la situazione per comprendere gli effetti della contrazione produttiva anche sulle piccole e medie imprese, sulle attività ricettive, commerciali e di servizio. “L’analisi specifica sull’indotto indiretto – dice il Commissario del Consorzio Industriale del Lazio, Raffaele Trequattrini – è indispensabile individuare possibili misure di sostegno alle imprese più colpite dagli effetti a catena della contrazione produttiva. Questo intervento si affianca al lavoro già avviato sull’indotto diretto dello stabilimento, a dimostrazione di come il Consorzio stia operando a tutto tondo: sostenendo le aziende della filiera Automotive e, contemporaneamente, le attività commerciali, ricettive e di servizio che rischiano di subire gli effetti indiretti più rilevanti. L’obiettivo è costruire un percorso condiviso con istituzioni, parti sociali e attori economici, capace di salvaguardare il tessuto produttivo e la coesione sociale del territorio”.
