“La TAR del Lazio ci dice ciò che le famiglie, gli studenti e gli insegnanti urlano da mesi: il piano di dimensionamento scolastico è stato scritto male, senza ascolto, con la freddezza di chi crede che la scuola sia un semplice costo da tagliare. Non lo è. È una comunità viva, fatta di relazioni, di quartieri, di storie”, dichiara Giovanni Barbera, membro della Direzione Nazionale di Rifondazione Comunista e co-segretario romano del partito.
Barbera sottolinea come “non si possano governare i diritti come si fa con i bilanci di una multinazionale. La decisione del TAR è uno schiaffo politico a chi ha creduto di poter chiudere istituti e accorpare classi senza neppure guardare in faccia le persone. Ora basta. Serve un piano vero, discusso, partecipato, capace di ridare dignità a un’istruzione pubblica già ferita da anni di tagli”. “Siamo pronti a scendere in campo al fianco di chi difende la scuola di prossimità, quella che non ti lascia senza punti di riferimento nel quartiere, quella che non trasforma l’apprendimento in un percorso a ostacoli. Non ci basta una vittoria in tribunale. Vogliamo una vittoria politica e sociale, per riportare la scuola al centro della comunità e della democrazia”, conclude Barbera.
