San Magno, originario di Trani, divenne vescovo e fu costretto alla fuga per sfuggire alle persecuzioni cristiane tra la fine del II secolo e il 251. Il suo viaggio per diffondere il Vangelo lo portò a Anagni, dove battezzò Santa Secondina. Arrestato in una grotta nei pressi di Fondi, ottenne di pregare un’ultima volta, venendo poi trovato morto sull’altare: il corpo fu trasportato a Fabrateria (oggi Ceccano) e decapitato il 19 agosto 251.
Nel IX secolo, durante le invasioni saracene, i resti di San Magno furono violati e usati come stalla: la mattina seguente si trovavano tutti i cavalli morti, un evento interpretato come intervento miracoloso del santo. Le reliquie furono vendute agli abitanti di Anagni (a peso d’oro) e portate nella cripta della Cattedrale, la quale divenne il cuore spirituale della città e simbolo di appartenenza. La cripta fu realizzata tra il 1072 e il 1104 contestualmente alla costruzione della Cattedrale di Santa Maria ad Anagni. Rinominata “Cappella Sistina del Medioevo”, stupisce per l’armonia architettonica, il pavimento cosmatesco e un ciclo pittorico straordinario di circa 540 m². Sulle volte e le pareti si narra la storia della salvezza dell’uomo, dalla Creazione al Giudizio Universale, con raffigurazioni filosofiche, teologiche e bibliche, tra cui quelle della Creazione dell’uomo e della Teoria degli Elementi. Il legame tra gli anagnini e San Magno è un rapporto fatto di devozione, passione, affetto e a volte conflitti lampanti, come raccontano storie di statue rifiutate e raccolti distrutti da grandine, interpretati come risposte “dirette” del santo. Ogni anno il 19 agosto si celebra la festa patronale con cortei storici, sfilate delle contrade in costumi d’epoca, la benedizione dei cavalli e il tradizionale Palio delle Contrade. Per i cittadini di Anagni, San Magno è molto più di una figura religiosa: è un legame con la propria storia, cultura e identità spirituale. La sua vicenda, tra sacrificio, devozione, arte e tradizione, esprime il profondo desiderio di comunità, memoria e appartenenza. Anna Ammanniti
