Fuori dalla Zes – La classe dirigente del Lazio meridionale si solleva

Dario Facci
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(di Dario Facci) La metaforica chiamata alle armi per la classe dirigente del Lazio Meridionale da parte dell’On. Nicola Ottaviani, segna un punto importante della vita politica di questi territori.

Sulla partita della Zes unica, ha detto a chiare lettere Ottaviani, “ci giochiamo il futuro”. Ha ragione. Quando nell’autunno scorso si era aperta la vicenda che vede escluso e circondato il Lazio dalle aree di lavoro della Campania, dell’Abruzzo e del Molise che, grazie alla ZES offrono enormi vantaggi agli investitori, più di ogni altro si era fatto sentire, fino a istruire un ricorso di livello europeo. Però allora il mantra delle fonti governative era: impossibile estendere la ZES. Evidentemente non era vero, data la promessa di estensione alle Marche e all’Umbria, poco importa se per motivi elettorali. Importa che, invece si può, e se si può per quelle regioni si può anche per il Lazio. E’ un’opportunità che la classe dirigente delle province di Frosinone, Latina e Rieti, non possono lasciarsi sfuggire. Anche perché, diciamolo pure chiaramente, su questa battaglia non si gioca solo il futuro dei territori ma anche la credibilità dei decisori di questi territori. E anche su questo Ottaviani non fa sconti: su questa cosa si gioca la faccia di tutta la classe dirigente: “non solo quella politica ma anche quella imprenditoriale e sindacale”. Sulla decisione del governo di centrodestra di allargare a Umbria e Marche ma non alle province del Lazio, si sono levate le voci di importanti esponenti del medesimo schieramento politico: si è registrato il vibrante intervento del senatore Claudio Fazzone, importante esponente di Forza Italia che ha annunciato la presentazione di un emendamento al DDL; quello del sottosegretario leghista Claudio Durigon, oltre a quelli delle opposizioni ovviamente estremamente critiche nei confronti del Governo, su tutti quelli dei consiglieri regionali Battisti e La Penna. Fazzone non dovrebbe avere troppi problemi a caldeggiare l’azione presso il vice premier Tajani, il quale è il leader nazionale di Forza Italia e, soprattutto, è un ciociaro. Sul fronte datoriale si registra l’intervento del presidente di Confimprese Italia, Guido D’Amico, il quale spiega a chiare note come tutto il sistema industriale del Lazio è a rischio e come il presidente della Regione, Francesco Rocca, debba porsi alla guida del gruppo di pressione sul Governo Meloni, affinché riconsideri e approvi l’inclusione nella Zes. E proprio sul coinvolgimento di Rocca nella vertenza per salvare le aree di lavoro delle province di Frosinone, Latina e Rieti, si è espresso il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Daniele Maura, il quale asserisce di aver già parlato della faccenda al presidente Rocca affinchè si faccia portavoce di tutte le istanze presso la premier Giorgia Meloni. Maura ripone molta fiducia nel buon esito dell’azione. In trincea sulla vicenda la Cisl Lazio, il primo sindacato a intervenire appena appresa la notizia della volontà del Governo di allargare la Zes a Umbria e Marche. Si registra anche l’intervento particolarmente ficcante della Ugl Lazio. Il segretario, Armando Valiani, così come Ottaviani, fa appello alla classe dirigente regionale, nella sua interezza: “Riteniamo indispensabile – ha sottolineato – aprire tavoli di confronto a livello regionale e nazionale, affinché dalle parole si passi ai fatti. Il Lazio ha estremo e urgente bisogno di entrare nella zona economica speciale al pari di altre regioni. I problemi sono molteplici sia sotto il punto di vista industriale che infrastrutturale e il rischio di un crac economico è dietro l’angolo”.
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