“La recente sentenza del Consiglio di Stato (n. 6417 del 21 luglio 2025) è destinata a lasciare il segno. Ma non, come qualcuno vorrebbe far credere, perché “sconfessa” la perimetrazione del SIN nella Valle del Sacco”. Inizia così la nota stampa di Sinistra Italiana, circolo di Anagni.
“Tutt’altro. A leggere con attenzione le motivazioni del massimo giudice amministrativo, emerge con chiarezza che il cuore della decisione sta in un’accusa neanche troppo velata: per vent’anni, gli enti locali hanno dormito. E oggi cercano di scaricare su altri responsabilità che invece sono tutte politiche e amministrative.” Nella sostanza – sottolineano da Sinistra Italiana – il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso dell’azienda Dobfar contro l’inclusione della sua area all’interno del SIN (Sito di Interesse Nazionale). Ma ciò che emerge è che la censura riguarda il metodo seguito dalla pubblica amministrazione, non la necessità della tutela ambientale. In altre parole: prima è stato deciso il perimetro, poi si sono cercate le prove. Ma, sottolineano i giudici, l’inclusione in un SIN non può avvenire sulla base di presunzioni generiche. Servono “indizi di sufficiente gravità”, che giustifichino, secondo logica, l’inserimento di un’area nel perimetro contaminato. Il problema, quindi, non è il principio: è l’applicazione. E qui il passaggio che brucia: la perimetrazione del SIN della Valle del Sacco risale al 2005. Da allora, salvo rare eccezioni, nessuna amministrazione comunale ha provveduto a effettuare le indagini necessarie per confermare (o escludere) lo stato di inquinamento di singole aree. In pratica, per vent’anni si è dato per scontato che certi suoli fossero contaminati senza mai verificarlo con serietà. Un vuoto di azione che oggi ricade come una pietra sull’intero impianto di tutela ambientale, mettendone a rischio l’efficacia. Eppure, di fronte a questa constatazione amara, c’è chi, come il sindaco di Anagni, sceglie di festeggiare. “Basta leggere cosa scrive la pagina social del sindaco di Anagni che, ‘interpretando’ a suo modo la pronuncia del Consiglio di Stato, scrive che la perimetrazione del SIN è “un provvedimento che, oltre a non avere basi concrete, ha causato per anni gravi danni al tessuto economico-produttivo del nostro territorio, limitando investimenti, frenando la crescita e colpendo cittadini e imprese che si sono trovati immobiliari e terreni bloccati senza motivo reale.” Ora, il fatto che la perimetrazione, così com’è, non abbia basi concrete è una interpretazione quantomeno fuorviante. Ma ciò che è più grave – dicono ancora – è che la colpa di tali danni è esclusivamente dell’amministrazione comunale e del Sindaco stesso. Peraltro, il primo cittadino fonda le sue critiche, come detto, solo sull’aspetto economico, ma non prende in considerazione la salute di coloro che abitano e frequentano quotidianamente le zone SIN che, forse, dal punto di vista ambientale, hanno beneficiato dell’istituzione di quel vituperato provvedimento. In città tutti sappiamo cosa significa avere un parente, un amico, un familiare colpito da una malattia incurabile, ma ciò dai ragionamenti dell’amministrazione passa in secondo piano, atteso che il garante della nostra salute (il sindaco), dalle sue esternazioni, baderebbe principalmente agli interessi economici delle aziende. Ora, a prescindere dal mandato avuto dagli elettori, ci sentiamo di dire che ci vuole coraggio a fare delle dichiarazioni di tal genere. D’altronde loro ci hanno abituato a tali logiche “di pancia”, senza considerare che un paio di domande (ovviamente senza risposta) ci sentiamo di farle a questa amministrazione: quanto vale in termini economici anche una sola vita umana? Più o meno dei mancati introiti avuti dalle aziende di zona per l’istituzione del SIN?” Anna Ammanniti
