Stazione TAV – L’offensiva di Coppotelli, l’impresa di Rocca e una storia pluridecennale alle spalle

Dario Facci
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(di Dario Facci) Un collegamento veloce tra Frosinone e Roma. Di più, una stazione della ferrovia ad Alta Velocità.

La chimera possibile che da anni agita i sogni di chiunque si ponga a ragionare seriamente sullo sviluppo della provincia di Frosinone, torna prepotentemente d’attualità grazie soprattutto all’insistente impegno della Cisl del Lazio che vede a capo Enrico Coppotelli. Questi ha ottimi rapporti con gran parte dei decisori politici e istituzionali del Lazio e ottime entrature a livello governativo. Di tutti gode della stima, bipartizan. Egli ha promosso un decisivo convegno a Ferentino dove sono stati presenti, oltre al presidente della Regione, Francesco Rocca, ministri, parlamentari e europarlamentari. Di Rocca aveva raccolto, proprio durante il congresso Cisl, la nettissima dichiarazione d’intenti circa la realizzazione (a Ferentino/Supino) della stazione TAV. Sistematicamente, dopo il convegno di cui sopra, torna a riscaldare l’argomento con interventi e studi. Sulla realizzazione della stazione TAV a Ferentino sono attivi due tavoli di lavoro: uno presso il Ministero dei Trasporti (annunciato dall’on. Nicola Ottaviani e concretamente insediato alla presenza del Ministro Salvini) e uno regionale (annunciato e impiantato dallo stesso Rocca). E’ evidente che sull’argomento si siano fatti dei passi avanti. E’ giusto però ricordare che tutto questo ha dei precedenti e, soprattutto, dei predecessori. Senza andare troppo indietro nel tempo (le prime voci sono datate al tempo della costruzione della ferrovia per l’Alta Velocità) occorre tornare alle iniziative dell’allora presidente della Provincia, Francesco Scalia. Questi si batteva per il maxi progetto dell’aeroporto che prevedeva una nuova stazione connessa alla ferrovia AV. Lo stesso Scalia, una dozzina di anni fa senatore, tornò a battere sul tema del collegamento ferroviario veloce con la Capitale. Lo fece con tutti i parlamentari eletti nel Lazio che inviarono una lettera di “suggerimenti” al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi. La missiva recitava: “(…)per quanto riguarda l’Alta Velocità la già esistente intersezione con la linea ordinaria presso Anagni potrebbe consentire ad alcuni treni giornalieri della tratta Cassino-Roma, abilitati a transitare sulla AV, di percorrere senza fermate e velocemente la tratta Frosinone-Roma, con grandissimo beneficio per i nostri pendolari”. Presentò un progetto del genere l’Associazione dei pendolari “Roma Cassino Express” e, sempre nel 2013, un gruppo di ingegneri presentarono a Frosinone e poi nelle sedi deputate un progetto ben più completo e compendioso del precedente che basava una parte del suo funzionamento sulla stessa connessione presso Anagni con la ferrovia Alta Velocità alla quale si riferiva Scalia. Ne parlò il Sindaco di Frosinone, Nicola Ottaviani, che alla Regione Lazio presentò un progetto partorito con dei tecnici presso il Comune Capoluogo, e lo ha ribadito in un Convegno insieme alle Ferrovie dello Stato nell’occasione della presentazione del progetto di ristrutturazione della stazione ferroviaria. La Federlazio realizzò un’iniziativa per raccogliere idee e progetti finalizzati a realizzare il “sogno”. Di Alta Velocità e collegamento veloce si parlò in un altro convegno presso le Terme di Pompeo (nello stesso luogo quello recente organizzato da Coppotelli), alla presenza dell’allora ministro dei Trasporti Maurizio Lupi, giunto in Ciociaria per le insistenze dell’allora coordinatore regionale del Nuovo Centro Destra, Alfredo Pallone. Ne parlò il presidente dell’epoca della Commissione Bilancio della Regione Lazio, Mauro Buschini: “Il progetto relativo all’alta velocità nella tratta Cassino – Frosinone – Roma – scrisse in una nota – deve essere una priorità nell’agenda politico amministrativa dei prossimi mesi. (…)”, non accadde nulla. La giunta Zingaretti se ne infischiò. E’ anche bene ricordare come, anche negli anni precedenti la faccenda dell’utilizzo della ferrovia AV che ha sventrato per lungo l’intera provincia di Frosinone, è ricorsa più volte ottenendo sempre e comunque un secco “niet”. Per esempio un incontro con alti dirigenti delle Ferrovie, tra i quali Gianfranco Battisti che, in seguito diventò amministratore delegato e direttore generale di Ferrovie dello Stato, svolto presso la Provincia durante la presidenza Iannarilli, fu sconfortante per i sogni ciociari di avvicinarsi alla Capitale. Quei dirigenti e tecnici spiegarono perché e percome non era possibile realizzare una fermata in territorio ciociaro del treno superveloce. Sempre Battisti, anni dopo, divenuto capo supremo delle Ferrovie, attivò invece due fermate della Tav, a Frosinone e Cassino. Tutt’ora attive. Si tratta, sia chiaro, di cosa ben diversa dall’impresa di ottenere una stazione TAV, con funzioni soprattutto commerciali, che avvicina il centro Italia al nord Europa e ha uno scopo strategico per lo sviluppo delle aree produttive del Lazio meridionale e non solo, poiché i suoi benefici sarebbero certamente pluriregionali. Il passaggio dal sogno alla concretezza, come il valore della classe dirigente di questi territoti, viaggia su quei binari.
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