Spaccio di eroina a Sora: condanne pesanti nell’operazione “Stargate”

Roberta Pugliesi
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(di Roberta Pugliesi) È arrivata il 9 luglio la sentenza del Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Cassino riguardo all’operazione antidroga “Stargate”, condotta dai Carabinieri di Sora nel novembre scorso. L’indagine ha messo in luce un’organizzazione di spaccio ben strutturata, guidata da due nuclei familiari legati alla comunità rom della provincia di Frosinone.

Assolto con formula piena C.D.S., difeso dall’avvocato Antonio Carugno, ritenuto non coinvolto nelle attività illecite. Condanne pesanti invece per M.D.S. e A.D.F., giudicati con rito abbreviato: il primo sconterà otto anni e quattro mesi di reclusione e pagherà una multa di 100.000 euro, il secondo otto anni con una sanzione di 32.000 euro. Entrambi erano considerati figure centrali nello smercio di eroina che aveva come centro operativo una villa in via Pozzo Pantano, a Sora. L’operazione, durata da febbraio a giugno 2023, ha documentato oltre 1.200 cessioni di eroina, venduta a prezzi tra i 40 e i 70 euro a dose, per un giro d’affari stimato in circa 74.000 euro. Lo spaccio avveniva quotidianamente, spesso all’interno dell’abitazione e alla presenza dei figli minori di una delle coppie coinvolte. Secondo le indagini, M.D.S. gestiva l’attività insieme a S.S., colpita da un divieto di dimora. Gli acquirenti, previa chiamata, accedevano alla villa con ogni mezzo, e la droga veniva consegnata rapidamente, protetta solo da una tenda alla porta d’ingresso. C.D.S. e V.B., secondo gli inquirenti, si occupavano dell’approvvigionamento della droga, usando una Fiat Panda per recarsi più volte al giorno a Campopiano, nel comune di Pescosolido, dove si presume fosse custodita l’eroina. Tuttavia, per C.D.S. non sono emerse prove sufficienti a dimostrare un suo coinvolgimento diretto. A.D.F., con precedenti per reati simili, era tornato in libertà pochi mesi prima degli arresti. Le indagini hanno accertato che aveva rapidamente ripreso i contatti con la famiglia coinvolta, tornando a pieno titolo nell’organizzazione. Il GIP ha sottolineato come le attività documentate non fossero occasionali, ma costituivano un traffico sistematico, ben organizzato e radicato, con contatti frequenti e una logistica efficace. Particolarmente allarmante, secondo il giudice, è stata la normalizzazione dello spaccio in presenza dei minori, segnale di una piena accettazione dell’illegalità nel contesto familiare. La droga veniva acquistata nella zona del casertano, in particolare nel comune di Frignano, e trasportata fino a Sora con l’aiuto di A.B., incensurato ma ritenuto fondamentale per la logistica. Tra gli elementi chiave dell’indagine, un’intercettazione ambientale ha rivelato il funzionamento dettagliato dell’attività: telefoni nascosti, flusso costante di tossicodipendenti e una rete ben oliata che permetteva “transazioni” in meno di cinque secondi. La sentenza segna la fine del primo capitolo di una vicenda che ha destato forte allarme sociale e rilancia il tema della necessità di interventi strutturali nelle aree più vulnerabili del territorio.
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