Poliziotto sparò al suo rivale in amore, per la difesa sarebbe stato un incidente

Marina Mingarelli
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Poliziotto sparò al suo rivale in amore, il legale Nicola Ottaviani, difensore dell’agente di polizia, ieri mattina in aula nella sua lunghissima arringa ha sostenuto la tesi dell’incidente e che non c’era stata alcuna volontà da parte del suo assistito di voler far del male all’imprenditore edile rimasto ferito da un colpo di pistola alla coscia. Di diverso avviso l’avvocato di parte civile Enrico Pavia il quale ha invece sostenuto che si sarebbe trattato di un gesto volontario nei confronti del suo assistito. Tant’è che prima di incontrarlo e di sparargli, lo aveva cercato tutto il giorno. Sempre nella stessa giornata, ha riferito il legale Pavia in aula, era andato a casa sua a cercarlo. Segno questo che l’imputato stava cercando in tutti i modi di poterlo affrontare per aggredirlo.

Il prossimo 23 settembre, dopo le repliche del pubblico ministero verrà pronunciata la sentenza. I fatti risalgono all’estate del 2020. Il poliziotto accecato dalla gelosia aveva fatto fuoco sull’imprenditore ferendolo gravemente. A seguito di tali fatti era stato arrestato per tentato omicidio. Successivamente però il reato è stato derubricato in lesioni gravissime. Nel corso dell’interrogatorio l’agente di polizia sostenne di aver sparato accidentalmente soltanto per difendersi perché il compagno della ex moglie aveva impugnato un coltello. L’arma da taglio lunga 12 centimetri verrà ritrovata dai carabinieri nel corso delle indagini. Subito dopo l’arresto il poliziotto era stato posto agli arresti domiciliari. Intanto il compagno della ex moglie, rimasto seriamente ferito alla gamba, era stato sottoposto ad un delicato intervento chirurgico presso l’ospedale Umberto I di Roma. Il proiettile sparato con la pistola d’ordinanza ha sfiorato soltanto di due millimetri l’arteria femorale. Tornando al processo che ormai è arrivato alle ultime battute va detto che il pubblico ministero ha chiesto per l’imputato quattro anni di carcere. Mar. Ming.
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