Mazzette all’ufficio del Catasto, pugno duro del pubblico ministero Beatrice Neroni che ieri mattina in udienza ha chiesto dieci anni di carcere per C.M. e nove anni per D.C., entrambi impiegati dell’ufficio in questione. Per gli altri imputati coinvolti nella vicenda sono state richieste pene che vanno dai dodici ai due anni di reclusione.
Inizialmente ben 35 le persone finite nella maxi inchiesta, ribattezzata “Pesce Giallo”, che ha riguardato un giro di corruzione nell’ufficio dell’ ex Catasto, oggi agenzia del territorio. La maggior parte dei soggetti finiti nel mirino della procura sono tecnici, agenti immobiliari e consulenti che, attraverso l’erogazione di mazzette, riuscivano ad accelerare l’iter delle loro pratiche. L’indagine dei carabinieri, coordinata dal sostituto procuratore Adolfo Coletta, nel novembre 2019 portò all’arresto di tre dipendenti dell’ente: tra questi A.C., 52 anni di Alatri, responsabile del “Front Office” (l’uomo in seguito ha patteggiato la pena) e i due impiegati D.C. 51 anni originario di Pico ma residente a Frosinone e C.M. 58 anni residente a Monte San Giovanni Campano. A questi ultimi due sono stati contestati i reati di concussione, corruzione, abuso d’ufficio e truffa. I liberi professionisti e gli utenti, più che vittime del sistema illecito, ne sarebbero stati in qualche modo complici o, comunque, erano consapevoli del disonesto modo di agire dei tre impiegati infedeli e lo avrebbero sfruttato per ottenere ingiusti favori. Gli impiegati infedeli sarebbero riusciti a bypassare l’iter previsto ricevendo compensi in denaro o regalie da parte degli interessati, Da qui le accuse di corruzione di cui devono rispondere i tecnici e gli utenti finiti alla sbarra. Prossima udienza nella quale dovrebbe essere pronunciata la sentenza si terrà il 15 luglio. Gli imputati erano difesi dagli avvocati Nicola Ottaviani, Marco Maietta, Massimo Meleo, Tony Ceccarelli, Antonio Visocchi, Massimo Cocco, Angelo Testa, Vincenzo Galassi e Claudia Mancini. Mar.Ming.
