(di Dario Facci) Un Consorzio 5.0: non più solo gestore, ma promotore di sviluppo. Un soggetto che facilita l’innovazione, accelera la competitività e si connette con il sistema formativo, la ricerca e le istituzioni per accompagnare la riconversione industriale.
E’ questo il cuore della presentazione che il commissario del Consorzio Industriale del Lazio, il professor Raffaele Trequattrini, ha effettuato durante il workshop di apertura della settimana dedicata al Lazio presso il Padiglione Italia dell’Expo 2025 che si tiene ad Osaka. Trequattrini ha dunque descritto la missione innovativa del Consorzio del Lazio. Un organismo sostanzialmente nuovo e in via di costruzione dopo la fusione tra i quelli provinciali e soprattutto l’espansione di quello più importante per storia e missione: quello di Frosinone. E quanto sia importante e strategica l’esistenza del Consorzio di dimensione regionale si può immaginare nell’esigenza, oggi più che mai, di avere un punto di riferimento preciso dove progettare un nuovo sviluppo che, necessariamente, non può più essere atomizzato ma necessita di una visione dimensionale più ampia e corale. Le motivazioni, certamente complesse, sono state enunciate dal professor Trequattrini nella sua relazione. Partendo proprio dalla fase di necessaria trasformazione che il sistema produttivo del Lazio sta attraversando. “Una trasformazione profonda – ha detto Trequattrini – che va ben oltre l’economia: riguarda la tecnologia, la società, la cultura del lavoro e dell’impresa”. Una fase di vera e propria trasformazione che coinvolge un intero sistema: imprese, territori, istituzioni e formazione. “Una fase che ci chiama a costruire oggi le condizioni per la competitività di domani. La riorganizzazione delle filiere globali, la spinta verso la sostenibilità, la rivoluzione dell’intelligenza artificiale e la transizione ecologica stanno ridisegnando il nostro orizzonte industriale” ha detto ancora Trequattrini. Ad Osaka, dunque, è arriva la spinta a fare il punto, a porre le basi per un vero e proprio manifesto della ripartenza per una regione notoriamente afflitta dalla doppia velocità: quella che divide Roma dai territori che la circondano. “Il lavoro stesso cambia – ha aggiunto il Commissario del Consorzio Industriale – perché richiede competenze nuove, formazione continua, alleanze tra sistema produttivo e mondo educativo”. Con queste premesse dalla relazione di Trequattrini arriva la descrizione degli asset, più o meno quelli di sempre ma bisognosi di una diversa prospettiva: una posizione centrale nel Mediterraneo, eccellenze produttive, un sistema universitario di qualità e infrastrutture in evoluzione. Accanto a questi asset, emergono nuove opportunità: rigenerazione delle aree industriali dismesse, valorizzazione delle filiere locali, attrazione di investimenti nella green economy e nell’innovazione. Si tratta, in pratica, di investire risorse e capacità nella competizione tra territori. Trequattrini non lo dice, ma partire con l’handicap della Zes ai confini regionali è certamente un ulteriore complessità che costringe alla capacità e alla velocità tutto il sistema dirigente del Lazio. “Oggi più che mai – sostiene il Commissario – attrarre capitali significa saper offrire vantaggi competitivi immateriali: capitale umano qualificato, relazioni solide tra attori del territorio, infrastrutture intelligenti e servizi evoluti. È su questi elementi che vogliamo costruire la visione di un Lazio capace di diventare un vero ecosistema produttivo: un territorio dove le imprese trovano non solo spazi, ma anche conoscenza, servizi, collaborazione. In questo percorso, il Consorzio Industriale del Lazio è un alleato strategico. Lo sarà valorizzando le aree produttive, offrendo servizi avanzati alle imprese e realizzando infrastrutture digitali e sostenibili”. Da qui la trasformazione dell’ultracinquantenario Consorzio industriale in qualcosa di futuribile, un Consorzio 5.0 appunto.
