L’avvocato Alfredo Scaccia coinvolto in una inchiesta riguardante accessi abusivi al sistema informatico per conto di un luogotenente dell’Arma dei carabinieri, è stato rimesso in libertà.
Il gip della procura di Roma dopo aver attentamente raccolto tutti gli elementi per chiudere il cerchio, ha ritenuto che non ci fossero più i presupposti per le esigenze cautelari, quindi ha deciso di rimettere il legale in libertà. Per Alfredo Scaccia è stata questa la fine di un incubo durato oltre due mesi. Secondo le accuse il legale avrebbe corrotto un luogotenente, in cambio di informazioni su un procedimento giudiziario. Informazioni che il carabiniere acquisiva attraverso l’accesso al sistema informatico in uso alle forze dell’ordine. Ma nei giorni scorsi Scaccia accompagnato dal suo legale difensore Marco Cianfrocca ha fornito in sede di interrogatorio alcune prove documentali che lo ritenevano estraneo ai reati contestati. Da qui la richiesta di revoca dei domiciliari da parte del pm Fabrizio Tucci. Richiesta che il gip di Roma Francesca Cirinnà ha avallato scarcerando il legale. Resta ancora ai domiciliari il figlio che verrà ascoltato dal magistrato inquirente nei prossimi giorni e il luogotenente. Alfredo Scaccia ha ribadito che i soldi di cui si parlava nelle intercettazioni telefoniche con la parole in codice “caffè” si riferivano alla ripartizione delle vincite delle scommesse sportive ed agli appuntamenti che realmente i tre fissavano al bar. A questo da aggiungere che nel ricorso il legale ha ribadito che non vi fosse alcuna necessità di pagare in quanto si trattava di mansioni che il militare svolgeva abitualmente. Lo stesso luogotenente in sede di interrogatorio aveva dichiarato di non aver mai preso del denaro dagli Scaccia. Adesso per fare ritornare il sorriso al legale manca soltanto la scarcerazione del figlio che attualmente si trova ai domiciliari. Scaccia ha già preannunciato che a breve terrà una conferenza stampa nella quale verranno resi noti tutti i dettagli di questa odissea che lo ha travolto insieme al figlio. “Innanzi a chi ti accusa devi sempre rispondere per chiarire gli addebiti -ha detto l’avvocato Scaccia -. Il tacere non paga mai. Sono felice della iniziativa del pubblico ministero dr. Tucci con la quale ha richiesto ed ottenuto la mia libertà. Quanto a chi mi ha arrestato, mi riferisco ai giudici di Verbania posso dire che ho sbagliato in alcuni comportamenti professionali e che non porterò mai alcun rancore perché anche a 62 anni si può accettare di essere educati da chi rappresenta la giustizia”. Mar. Ming.
