Provincia – La battaglia e l’appello di un papà: “Non ce la faccio più, voglio vedere mia figlia che sta crescendo senza di me”

Roberta Pugliesi
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“Non ce la faccio più, voglio vedere mia figlia che sta crescendo senza di me”. Un padre disperato che ha iniziato una lunga battaglia per il diritto di visita e per mantenere una relazione sana e affettuosa con la propria figlia. Un padre che tiene la cameretta pronta da anni con i vestiti che acquista continuamente, di taglie sempre maggiori, con la speranza di vederli indosso alla sua bambina.

La storia – quella raccontata da un uomo che vive in un paese della provincia di Frosinone – comincia quattro anni fa, quando il tribunale adotta un’ordinanza che riconosce al padre il diritto di visita di sua figlia. I primi incontri tra padre e figlia sembrano promettenti, documentati anche da fotografie che mostrano il legame crescente. Tuttavia, le cose cambiano e le visite iniziano ad essere ostacolate. I tentativi successivi di mediazione, anche da parte del giudice, si sono rivelati inefficaci. Il giudice ha incaricato i servizi sociali di monitorare la situazione, chiedendo di intervenire per facilitare un rapporto sereno tra padre e figlia. Ma le cose non sono migliorate. La bambina, che inizialmente chiamava il padre con il suo nome, nel frattempo ha cominciato a evitarlo e a rifiutare il contatto fisico. Il padre, purtroppo, non può che assistere impotente alla distruzione del suo rapporto con la figlia. “Gli incontri, calendarizzate dei servizi sociali – racconta – si sono tenuti sempre al di fuori dell’abitazione, impedendo così a mia figlia di familiarizzare con un ambiente dove peraltro è nata e che in passato amava frequentare”. Il padre, ormai esausto, si è rivolto di recente nuovamente al tribunale, chiedendo attraverso il suo legale l’anticipazione dell’udienza prevista a fine 2025. La sua richiesta è semplice: che venga rispettato il diritto di visita della figlia, che venga permesso di creare un ambiente familiare sereno e che le figure professionali incaricate svolgano il loro compito senza cedere a pressioni esterne. Non resta che sperare in una decisione giudiziaria che, finalmente, possa ristabilire un equilibrio, riportando un po’ di serenità in una situazione che dura da anni.
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