Sui concorsi da dirigente scolastico le cui prove orali si stanno svolgendo in questi giorni in tutta Italia è scoppiato il caos: molti candidati segnalano e denunciano presunte irregolarità e casi sospetti.
Nel Lazio, in molti si sono già rivolti al Tribunale amministrativo regionale, mettendo nero su bianco una serie di contestazioni alle modalità di svolgimento delle prove. Un gruppo di ricorrenti ha, infatti, puntato il dito su una serie di anomalie, già denunciate in altre zone d’Italia: opacità sull’estrazione delle prove, sulle modalità di identificazione dei candidati, sulle correzioni estremamente veloci dei compiti (cinque quesiti a risposta aperta e cinque a risposta chiusa in inglese), su firme olografe al posto di quelle digitali, sulle griglie di valutazione pubblicate in ritardo, sui candidati tutelati dalla legge 104 collocati nello stesso istituto per sostenere la prova “in apparente violazione dei principi di inclusione e anonimato”. Ma i problemi sarebbero anche altri e concernerebbero il fatto che “la presidente della commissione avrebbe tenuto un corso di formazione – sostengono i candidati bocciati – pochi mesi prima del concorso”, mentre “altri commissari avrebbero ricoperto ruoli nell’amministrazione scolastica operando in collaborazione diretta con alcuni aspiranti dirigenti”. A rivolgersi al Tar di Roma, competente per gli atti amministrativi del ministero dell’istruzione, è stato anche un gruppo di candidati siciliani, dove pure i problemi riguarderebbero la presenza di commissari di selezione che avrebbero tenuto corsi propedeutici al concorso ad alcuni dei vincitori. Di tutta la vicenda si è occupato il quotidiano La Repubblica che parimenti ha evidenziato come denunce, ricorsi e segnalazioni si stiano concentrando su dubbi sullo “scioglimento dell’anonimato. Collaborazioni professionali tra candidati e commissari. Esaminati ed esaminatori che si sono scambiati, negli anni, i ruoli. Sostituti chiamati a giudicare seppur bocciati alle prove preselettive. Colleghi che correggono i compiti di altri colleghi. Uso di codici non consentiti. Griglie di correzione con cancellature. Potenziali conflitti d’interesse. Addirittura presunte discriminazioni di candidati con disabilità accertate”.
