Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso presentato da Martina Bocconi, ex presidente del consiglio comunale di Boville Ernica, che era stata sollevata dall’incarico con una delibera votata dal consiglio nel luglio 2024. Al suo posto l’assise – sciolta in questi giorni dopo la sfiducia al sindaco Enzo Perciballi – era stato eletto Rocco Picarazzi.
L’iter per la rimozione di Bocconi dalla guida del consiglio comunale eta iniziato a luglio 2024, quando alcuni consiglieri comunali di maggioranza ed il sindaco avevano presentato un’apposita mozione, motivando la loro proposta con il fatto che la presidente fosse venuta mano alla necessaria imparzialità richiesta dal ruolo e che in particolare “nelle sedute del 29 aprile 2024 e del 10 giugno 2024 (…) avrebbe tenuto un comportamento schierato a favore di una parte politica oggi da considerarsi di opposizione alla maggioranza consiliare”. La mozione veniva messa in votazione l’11 luglio 2024 e veniva approvata. Contemporaneamente veniva eletto il nuovo presidente. Con il ricorso contro tale delibera, la ricorrente – asssitita e difesa dall’avvocato Francesco Scalia – ha chiesto l’annullamento della revoca, previa concessione di idonee misure cautelari, lamentandone l’illegittimità iper più profili: “violazione e/o falsa applicazione dell’art. 39 del testo unico enti locali e dei principi generali dallo stesso desumibili”. L’impugnata deliberazione sarebbe fondata esclusivamente su motivi politici, nella specie l’abbandono della compagine consiliare di maggioranza per aderire alla nuova formazione “Per Boville”, ciò che si porrebbe un contrasto con le norme indicate le quali richiedono, per la rimozione dalla carica, l’aver posto in essere atti contrari alla legge ovvero specifiche violazioni nello svolgimento delle funzioni inerenti alla stessa, ipotesi che nel caso di specie sarebbero del tutto insussistenti». Il regolamento comunale, nel prevedere che “il presidente ed il vice presidente sono revocabili dalla carica per gravi e giustificati motivi” «non potrebbe, dunque, che alludere alla commissione di violazioni inerenti gli obblighi specifici della carica, che mai sarebbero stati contestati e non potrebbero, in ogni caso, essere individuati né nella transizione verso un gruppo consiliare di minoranza e nemmeno nell’esposizione del cartello recante la scritta «vergogna», in quanto avvenuta a fine seduta, dopo la conclusione dei lavori. Il consiglio comunale, nella seduta dell’11 luglio 2024, non avrebbe deliberato, come necessario, la previa revoca della ricorrente dalla carica di presidente del Consiglio, avendo proceduto direttamente all’elezione del nuovo presidente e dei due vice presidenti, in violazione delle norme indicate».
