Cassino Popolare interviene con una nota per ringraziare il consigliere comunale Di Mambro “per aver rappresentato in consiglio il 13 marzo scorso una nostra interrogazione circa gli aumenti delle tariffe idriche votate il 22 ottobre 2024 dall’assemblea ATO 5″. Vogliamo ricordare che tale iniziativa è stata da noi proposta già nel mese di novembre scorso a tutti i consiglieri, non avendo Cassino Popolare rappresentanza in consiglio comunale”.
Nella nota del movimento politico, tra le altre cose, si legge: “Ci spiace affermare che le giustificazioni addotte dal sindaco sono state insufficienti ed elusive. Intanto, come ha ben rappresentato Di Mambro, “l’aumento deliberato, definito calmierato non è del 6,07% per il 2024 e del 6,23% per il 2025 ma bensì del 14,79% per il 2024 e del 14,81% per il 2025 perché gli aumenti di cui parla, il sindaco, intorno al 6%, sono gli applicati in quanto Arera ha messo un limite agli aumenti oltre il quale non si può, ma chiaramente ACEA recupera il profitto in quanto i cittadini pagheranno per gli anni 2024/2025 le differenze tra il 15% deliberato ed il 6% applicato negli anni 2030/2031 a conguaglio” Forse perché i conti il sindaco se li è fatti bene, nel 2030 probabilmente siederà su altra sedia e i problemi saranno di altri. Sicuramente ha dimenticato che i problemi di domani e di oggi sono dei cittadini che non riescono a pagare le care bollette. Noi contestiamo le affermazioni rispetto a che tale conguaglio sia una conseguenza delle normative e di una imposizione dell’ARERA e null’altro si poteva fare.. La proposta d’istituire l’ambito territoriale unico sia per efficientare sia per calmierare le tariffe ci convince in maniera relativa. A questo punto perché non proporre un ambito territoriale nazionale, sarebbe utile anche per perfezionare democraticamente la riforma del titolo V della Costituzione, visto che invece si parla di autonomia differenziata di cui giustamente il sindaco ed “il Campo Largo” si è mostrato contrario in tutte le iniziative. Precisiamo: se le tariffe gravano ulteriormente per la minore densità della popolazione frusinate e quindi con un rapporto inferiore di allacci rispetto al territorio, sarebbe giusto compararle con le tariffe di Isernia, di Viterbo, di Cosenza, di Rieti etc molto più basse delle nostre anche a fronte di una densità di popolazione alla nostra. Ma se torniamo alla proposta dell’ATO regionale, l’analisi dice che la situazione è variegata nei 5 ATO della regione Lazio dove abbiamo 3 primati, 1. ATO con più perdite, 2. con le tariffe più esose, 3. Unico con società gestrice completamente privata. L’ATO 1 Viterbo con la società “Talete”, completamente pubblica, gestisce, con una società in housing che da tempo Acea tenta di acquisire almeno come partecipazione ed in utile e per la quale i cittadini sono scesi in campo per difenderne la totale indipendenza e che sarebbe da esempio per i nostri rappresentanti, poi ci sono gli altri tre ATO con società miste con il 51% in mano ai comuni; però anche se la legge 152 del 2006 (governo Renzi) prevedeva una tale soluzione e anche se da allora alcune regioni tra cui la Campania di De Luca, hanno deliberato in tal senso, sul piano fattivo non se ne è fatto nulla. Forse perché non c’è un vero consenso politico. Infatti, funziona il sistema più ampio che prevede che la gestione debba essere nelle mani del gestore che detiene le maggiori quote. Quindi, riepilogando va bene anche la proposta dell’ATO regionale, ma se tendesse come quella di Viterbo, completamente pubblica, più efficiente, tariffe più basse e allora avrebbe un senso. L’obiettivo sarebbe quello di tendere al risultato referendario per restituire un po’ di giustizia, democrazia e valore ad il bene pubblico più prezioso”.
