L’INCHIESTA – Abbonamenti a servizi telefonici non richiesti: 15 persone indagate per frode dalla Guardia di Finanza

chiaro13
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È capitato quasi a tutti noi – soprattutto fino a qualche anno fa, prima che divenisse un caso giudiziario – che bastasse visitare con il telefonico in sito web o un link appetibile, che in automatico si attivava un abbonamento a pagamento per servizi mai richiesti o voluti. Ce se ne accorgeva solo dopo i primi addebiti, quando le ricariche scomparivano nel nulla e allora subito a chiamare l’assistenza del fornitore teelfonico per avere spiegazioni.

In dodici (più tre persone in concorso che già hanno patteggiato) sono finiti ora sotto inchiesta da parte della Guardia di Finanza che ha individuato i presunti responsabili di quella che pare essere una vera e propria frode informatica che ha fruttato oltre un centinaio di milioni di euro. L’inchiesta, giunta a conclusione, è stata diretta dalla procura della Repubblica di Milano, ha conta vittime in tutta Italia. Il procuratore Marcello Viole così spiega gli ultimi provvedimenti assunti e lo svolgimento delle indagini:
Il procuratore Marcello Viola
“All’esito di complesse attività investigative – coordinate dalla Procura della Repubblica di Milano e condotte da militari specializzati della Guardia di Finanza (Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche, Nucleo PEF – Milano, Compagnia di Treviglio e Squadra Reati Informatici della Procura) – è in corso di notificazione l’avviso di conclusione delle indagini per 12 indagati (in concorso con altre 3 persone per le quali la rispettiva posizione era già stata definita con patteggiamento) per il reato di frode informatica di cui agli artt. 640-ter comma 1 e 3 codice penale Tramite attività di perquisizione, ispezioni informatiche e innovative tecniche di analisi sviluppate nel tempo sono stati ricostruiti i passaggi attraverso i quali gli utenti dell’operatore telefonico TIM si sono visti addebitare, per il periodo 2017/2020, importi non dovuti per attivazioni indebite di servizi premium cd. VAS (Value Added Service)’ sul proprio dispositivo mobile. Nello specifico, le investigazioni hanno disvelato come fosse sufficiente visitare una pagina web con il proprio cellulare, talvolta con l’inganno di fraudolenti banner pubblicitari, per ritrovarsi istantaneamente – senza far nulla (c.d. “O-Click’)? – abbonati a servizi (di regola afferenti a giochi o suonerie) che prevedono il pagamento di un canone settimanale di 5 euro. Un business da svariati milioni di euro per diversi CSP (Content Service Provider titolari dei servizi VAS, tra i quali anche una società spagnola) che ha tratto ulteriore profitto anche dalle attivazioni su schede SIM usate tra macchine per lo scambio di dati, senza intervento umano (le cc.dd. machine to machine, M2M, ad esempio gli impianti di allarme o domotica). A seguito di consulenza tecnica e contabile è stato possibile calcolare – al netto dell’IVA – anche i profitti conseguiti sia dall’operatore telefonico (pari a 102.593.688,96 euro per TIM S.p.A.) sia dagli HUB tecnologici/aggregatori di CSP (pari a 12.030.557,53 euro per Engineering S.p.A. ed 2.910.424,14 euro per Reply S.p.A.): ed infatti era previsto contrattualmente che Tim, Engineering e Reply trattenessero una percentuale (fino al 45%) di quanto addebitato all’utente, per poi trasferire al CSP la residua parte.
La Procura della Repubblica di Milano
Il filone investigativo, pur connotandosi per peculiari elementi di prova, trae origine da precedenti indagini dalle quali era emerso analogo sistema di frode a danno degli utenti dell’operatore telefonico WindTre, con il coinvolgimento di altre società CSP / HUB tecnologici. La diffusione del presente comunicato stampa – spiega il procuratore – è effettuata in ottemperanza alle disposizioni del Decreto Legislativo n° 188/2021, ritenendosi sussistente l’interesse pubblico all’informazione, fermo restando che le persone sottoposte alle indagini (tra le quali, all’epoca dei fatti, 2 dipendenti di TIM S.p.A., 5 dipendenti di Engineering S.p.A. e 1 dipendente di Reply S.p.A.., tutti nelle rispettive qualità di referenti per i servizi VAS delle richiamate società o comunque aventi un ruolo, anche tecnico, in tale specifico settore) sono da ritenersi innocenti fino a sentenza di condanna divenuta irrevcabile”.
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