(di Cesidio Vano) Un’autista dell’azienda laziale Cotral si è visto dare ragione dalla Corte di Cassazione, dopo che anche i giudici di appello avevano confermato il suo licenziamento. La Cotral, infatti, lo aveva mandato via, dopo aver scoperto che durante le ore di permesso per legge 104, invece di accudire il parente malato – per cui godeva di quel permesso – stava facendo la spesa.
La gli Ermellini hanno condiviso le ragioni difensive del uomo: “Non conta solo l’orario di effettivo accudimento, vanno valutate le attività complementari ed accessorie necessarie per rendere l’assistenza fruttuosa ed utile”. E fare la spesa nell’interesse del malato è parte di queste. Cotral aveva ingaggiato alcuni investigatori privati per appurare se effettivamente i lavoratori in 104 utilizzassero le relative ore di permesso per curare i congiunti ammalati di cui si facevano carico. Era il 2019, o l’azienda regionale, che stimava come il 20% dei titolari di permessi 104 abusasse di tale istituto, voleva debellare la piaga dei furbetti che, accollandosi in modo fittizio un parente infermo, godevano di diverse agevolazioni su orati e turni. Nel caso dell’autista, questi era stato immortalato dai detective mentre nelel ore concesse dalla legge 104 per accudire il parente malato, faceva compere in alcuni negozi. Tanto è bastato all’azienda regionale per metterlo alla porta, contestando un abuso della legge 104, invece di badare all’anziano suocero bisognoso di assistenza. E se anche i magistrati di appello avevano confermato il tutto, è oggi dalla Cassazione che arriva un’interpretazione più larga della normativa vigente, accogliendo le tesi difensive che argomentavano come quelle spese erano svolte nell’interesse della persona assistita e era quindi esse stesse un momento di assistenza. Dicono, infatti, i giudici di legittimità: “Va tenuto conto non soltanto delle prestazioni di assistenza diretta alla persona disabile, ma anche di tutte le attività complementari ed accessorie, comunque necessarie per rendere l’assistenza fruttuosa ed utile, nel prevalente interesse del disabile avuto di mira dal legislatore. In questo senso rileveranno le attività (e i relativi tempi necessari) finalizzate ad esempio all’acquisto di medicinali, al conseguimento delle relative prescrizioni dal medico di famiglia, all’acquisto di generi alimentari e di altri prodotti per l’igiene, la cura della persona e il decoro della vita del disabile, o infine alla possibile partecipazione di quest’ultimo ad eventi di relazione sociale, sportiva, religiosa…”. La Cassazione ha ora rimesso la questione nuovamente alla Corte di Appello, in diversa composizione, per riesaminare la questione e le argomentazioni dell’autista che nel frattempo è andato in pensione, ma che, assistito dal suo legale Fabio Padovani, nel caso di conferma delle sue ragioni si appresta a chiedere a Cotral un congruo risarcimento.
