(di Dario Facci) Il 2025 è arrivato e dovrà essere straordinario per scongiurare le sfighe che il suo predecessore, il 2024, ha promesso.
Una camicia fredda di nome Automotive Intanto si parte con la camicia fredda della crisi dell’auto che, tradotto in termini di economia del Lazio Meridionale, si chiama orlo del baratro. Le rassicurazioni arrivate dai vertici di Stellantis non hanno cambiato la storia e le preoccupazioni. Nonostante la soddisfazione del presidente Rocca il colosso ha promesso per lo stabilimento di Cassino quel che già era previsto per il futuro prossimo (le Alfa top di gamma e la Maserati elettriche) oltre alla “possibilità” che per le stesse si possa arrivare a una motorizzazione ibrida. In sostanza la novità che giustificherebbe il giubilo consiste nella “possibilità”. Decisamente poco per rassicurare le maestranze e soprattutto l’indotto, consapevole che si tratterà comunque di produzioni destinate a una ristretta cerchia di acquirenti che, in genere, corrisponde a una ristretta cerchia di addetti. Avanti nonostante “Roma paperona” Un vecchio adagio dice che per la Regione Lazio conta più asfaltare una via di Roma che costruire un’autostrada in provincia. Potremmo attualizzarla dicendo, per esempio, che conta più il Parco del Mare di Ostia che qualsiasi altra opera in provincia. La salvezza (soprattutto della faccia) per la provincia di Frosinone è stata individuata dagli stakeholder locali nella realizzazione della stazione dell’Alta Velocità e nell’ingresso delle province del Lazio meridionale nella Zona Economica Speciale. Della stazione ad Alta Velocità, oltre alle solite disquisizioni e ai soliti impegni verbali che non costano niente, non c’è traccia ne ciccia. Sull’ingresso nella Zes non c’è stato niente da fare, addirittura gli emendamenti presentati dal volenteroso On. Ottaviani, ammessi dalla Commissione Bilancio, sono stati giubilati dal Ministero. Nella Zes non si entra, perché nel Lazio c’è “Roma paperona” che fa media con le province depresse. E’ l’antica storia della statistica del pollo: in una comunità la statistica dice che tutti mangiano mezzo pollo a testa, senza considerare che c’è chi ne mangia uno e chi zero. Certo non è la Regione Lazio a dover realizzare la stazione Tav a Frosinone ne’ a far entrare nella Zes le sue province, ma se avesse messo in campo fondi simili a quelli del Parco del Mare di Ostia (24milioni di euro) almeno sulla prima istanza un po’ di attenzione dalle Ferrovie l’avrebbe magari ottenuta. Trattasi, sia chiaro, solo di un esempio. Quanti ne vogliamo fare? Non basta il 2025. Un investimento di 24milioni in una provincia come quella di Frosinone, tutti su un progetto di rilancio qualsiasi esso sia, sarebbero respiro vitale in tempi bui e senza prospettive come questi. Qui, grazie alla Regione, questo va detto, si potrà contare sulla ZLS (Zona Logistica Semplificata), cosa molto diversa dai super vantaggi della ZES ma pur sempre qualcosa. Per essere pratici diremo: cosa si rischia con il mancato ingresso nella ZES? Semplice e terrificante: esodo di aziende a pochi chilometri di distanza, oltre il confine con la Campania, per esempio, o dell’Abruzzo e mancati nuovi investimenti che, certamente, saranno dirottati nelle zone convenienti. La ZLS, meglio di niente, ma è un brodino caldo. La “speranza siamo noi” ma c’è chi deve assumersi l’impegno di “sperare” di più Si potrebbe continuare, per esempio con le classifiche nazionali che danno questi territori sempre più in sofferenza su quasi tutti i fronti. Oppure con i dati sull’inquinamento atmosferico che continuano ad essere davvero preoccupanti. Con le famose bonifiche dei siti inquinati nella Valle del Sacco. Pare che quella della discarica Le Lame sia partita ma… trainata da una coppia di lumache. Insomma, senza volersi deprimere troppo, per rubare un concetto del bel discorso di fine anno del Presidente Mattarella, il quale ha richiamato all’impegno di tutti perché “la speranza siamo noi”, è bene guardare al nuovo anno con animo positivo e con responsabilità. Senza dimenticare però che se la “speranza siamo noi”, c’è chi può di più e chi di meno. Il potere politico per esempio è più “noi” di altri in questa impresa ma, perché no, anche quello imprenditoriale: qualche sponsorizzazione in più, magari per opere culturali, non guasterebbe: se si eccettuano le due principali banche del territorio, l’investimento delle imprese (di floride ce ne sono) sulla crescita del Lazio meridionale è quasi zero. Si può “sperare” di più, di esempi in altre regioni ce ne sono a iosa.
