Sora – Lacerazione dello sfintere dopo il parto, la rabbia di una madre alle prese con la sanità pubblica

Roberta Pugliesi
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(di Roberta Pugliesi) Quello che sarebbe dovuto essere l’inizio di una nuova vita felice, si è trasformato per lei e la sua famiglia in un calvario. Che dura ormai dal 30 marzo scorso, da quando cioè ha messo alla luce suo figlio in un nosocomio abruzzese. A seguito, infatti, di un parto naturale la giovane donna di Sora ha avuto una lacerazione di IV grado con ricostruzione dello sfintere.

Un disturbo che le ha provocato incontinenza fecale ed altri problemi connessi. È la stessa donna a raccontare che cosa è successo: “Ho eseguito una manometria e un’ecografia endoanale dalle quali è emerso che devo subire immediatamente un intervento chirurgico che si spera possa riportarmi alla normalità. Nel frattempo con un neonato ho dovuto affrontare mesi difficili, ma ho stretto i denti e per amore di mio figlio sopporto ogni giorno questo disturbo. Mi consigliano una struttura d’eccellenza che si trova a Roma, un ospedale pubblico. Telefono così alla succursale del nosocomio dove è ubicato il reparto di proctologia fornendo l’impegnativa recante una priorità di 30 giorni”. Ed è a quel punto che accade qualcosa che la donna non avrebbe mai immaginato. Nonostante l’urgenza e la priorità, le viene infatti risposto che “con il sistema sanitario al di là della priorità non è possibile prenotare ma volendo in regime privato, al costo è di 150 euro, c’è posto per eseguire l’operazione anche l’indomani. Indignata ho chiesto come mai in regime privato si e con impegnativa no. Ho aggiunto: non tutti possono permettersi 150 euro di visita e a parte questo, del poterselo permettere o meno, è proprio il principio ad essere sbagliato”. Così l’intervento che doveva essere eseguito entro 30 giorni dal momento dell’impegnativa – per la visita propedeutica all’intervento – rischia di saltare poiché con il sistema sanitario pubblico il posto non c’è prima di diversi mesi. Questo ha scatenato profonda rabbia nella donna e nella sua famiglia dove si sta attraversando un momento difficile: “Se per il sistema sanitario avere un’incontinenza è cosa da poco, per me a 31 anni non è così visto che convivo con una situazione invalidante dal punto di vista fisico e psichico. Come è possibile che lo stesso dottore in regime privato può operare il giorno dopo?”.
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