Tangenti sui lavori del PNRR, da ieri da quando cioè è stato arrestato il sindaco della città di Ceccano Roberto Caligiore e altre nove persone a cui è stata contestata l’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione per le opere pubbliche di Ceccano, si va sempre più delineando la grave posizione del primo cittadino in merito a questa vicenda.
Secondo il Gip che ha seguito tutte le indagini Caligiore sarebbe stato uno spregiudicato. I soldi delle tangenti infatti sarebbero state spartite tra il primo cittadino e i funzionali anche negli uffici municipali. Per non parlare dell’imprenditore Danilo Rinaldi che avrebbe portato in Comune una cartellina rossa con dentro una somma di 14.000 euro con la promessa di consegnare altri 10.000 euro. Denaro che sarebbe stato consegnato al funzionario Camillo Ciotoli che lo stesso giorno lo avrebbe diviso con il sindaco Caligiore. Le tangenti sarebbero state richieste quando si trattava di intervenire su interventi per la sicurezza. Camillo Ciotoli intercettato avrebbe fatto capire a chiare note che del dissesto idrogeologico non importava niente a nessuno e che bisognava risparmiare sui lavori per destinare una parte del denaro anche a loro. Caligiore è stato descritto dal gip Ida logoluso come una persona arida, autoritaria e spregiudicata. Infatti l’ex carabiniere era andato avanti nei suoi affari illeciti pur sapendo che c’era un’indagine in corso. Emblematico l’episodio che risale al luglio scorso quando Caligiore aveva appreso che il commercialista Gennaro Tramontano anche lui adesso ai domiciliari, aveva ricevuto una perquisizione della Guardia di Finanza. Parlando con Elena Papetti funzionaria del Comune e una figura di spicco per l’associazione a delinquere si era mostrato preoccupato perché in casa aveva in contanti una somma imprecisata di denaro, somma che se scoperta non avrebbe saputo giustificarne il possesso. Era stato a quel punto che avevano ideato di nascondere i soldi murandoli nella parete di una casa in ristrutturazione della donna. A questo da aggiungere che nel luglio del 2023 il sindaco aveva scoperto una microspia nell’auto, ma la reazione di Caligiore era stata quella di far bonificare gli uffici comunali dove operano i funzionari che adesso sono finiti agli arresti domiciliari. Quindi anche di fronte alla scoperta della microspia il primo cittadino aveva continuato a reiterare nel reato. Sempre secondo quanto riportato dal gip nell’ordinanza non vi sarebbe stata da parte del primo cittadino alcun senso di colpa o segno di scrupolo riguardo al fatto che essendo capo del civico consesso sfruttava la sua carica pubblica. L’uomo adesso ha affidato la sua difesa agli avvocati Paolo D’Arpino e Vincenzo Galassi. Nel collegio difensivo i legali Sandro Salera, Paolo Marandola, Giampiero Vellucci, Riccardo Masecchia e Antonio Perlini. Attesi nei prossimi giorni gli interrogatori di garanzia. Il sindaco dopo l’arresto è stato sospeso dall’incarico. Mar. Ming.
