(di Dante Sacco) Sarebbe previsto un riavvio delle indagini finalizzate alla ricerca dello scomparso Franco Vettese. Le attività investigative, di fatto passate alla Procura di Cassino con la supervisione del giudice Mattei, saranno nuovamente incentrate nell’area di Montecassino.
Volontari e residenti del posto avrebbero avuto indicazioni per un incontro con i Carabinieri previsto per le ore quindici di domani ventiquattro ottobre. Sarebbe una forra, definita dello Spirito, l’oggetto di un più approfondito sopralluogo. Chiaramente tali azioni ci conducono sempre verso la speranza di trovare tracce dirette del passaggio di Franco Vettese oramai da diciotto giorni scomparso e del quale si hanno notizie confuse e spesso non collimanti. Il caso rientra di fatto nelle statistiche nazionali circa la scomparsa di persone. Sono molteplici i casi di allontanamento dovuti spesso a volontarie ed autonome scelte. Pur tuttavia non va dimenticato quanto il report dell’Ufficio del Commissario straordinario del Governo per le persone scomparse sottolinea. Sempre più persone scompaiono nel nostro Paese. Non è una diceria mutuata dalla strada o dalla cronaca ma sono i dati desunti dall’ultima relazione annuale dell’Ufficio del Commissario straordinario del Governo per le persone scomparse, che delinea un quadro allarmante. “Nel 2023 sono state registrate 29.315 denunce di scomparsa e 14.159 ritrovamenti, il 48,3 per cento. Risultano ancora attive, dunque, 15.156 denunce, mentre sono 188 le persone ritrovate morte. Un fenomeno che interessa soprattutto gli uomini (23.458) e i giovani. Un numero in significativo aumento rispetto all’anno precedente. A preoccupare maggiormente è l’incremento delle segnalazioni relative ai minori, soprattutto stranieri” si legge nel documento annuale. È la Commissaria straordinaria, Maria Luisa Pellizzari, a mostrare la complessità del fenomeno delle scomparse, che richiede un approccio multidisciplinare e una stretta collaborazione tra tutte le istituzioni coinvolte. Cosa che anche nel caso Vettese abbiamo riscontrato e valutato. “L’aumento delle denunce ci impone di intensificare gli sforzi preventivi e di migliorare ulteriormente l’efficienza del sistema di ricerca”, ha dichiarato inoltre la Commissaria. “Le persone che scompaiono sono un dramma per migliaia di famiglie, ma anche un fenomeno sociale da investigare in tutte le sue sfaccettature. Per questo esiste in Italia il Commissario straordinario del Governo per le persone scomparse, che promuove la conoscenza del fenomeno attraverso studi e analisi – viene precisato nel testo ministeriale. Il testo dell’ufficio persone scomparse precisa inoltre che i ritrovamenti sono stati 12.170 nel 2022 (quasi il 50% degli scomparsi) e 6.297 nel primo semestre del 2023 (con una percentuale pressocché analoga). Si tratta tuttavia di un dato mediano che deve però essere letto alla luce delle considerazioni appena svolte, cioè distinguendo fra italiani e stranieri. La differenza infatti è notevole: nel caso di denunce di scomparsa di italiani i ritrovamenti corrispondono al 78,85% (dato 2022), mentre scendono drasticamente al 32,35 quando a scomparire sono stranieri. Il divario è confermato anche nel primo semestre del 2023. La maggior parte delle scomparse, circa l’80%, viene inizialmente catalogata come “allontanamento volontario”, ma non sono rari i casi in cui i successivi approfondimenti o le indagini dell’Autorità giudiziaria svelano un quadro diverso. Sulla volontarietà dell’allontanamento possono sorgere dubbi anche qualora ci si trovi in presenza di soggetti fragili (come minori o persone affette da disturbi cognitivi), per cui una rivisitazione della casistica appare opportuna. Sempre la lettura delle note al margine dei dati statistici consultati sul report leggiamo che “la seconda causa di scomparsa rientra nel novero di quelle classificate come non determinata, allorquando il denunciante non è nelle condizioni di poter esprimere alcuna ipotesi. I possibili disturbi psicologici riguardano principalmente soggetti affetti da alzheimer o demenza, che possono lasciare l’abitazione o la residenza sanitaria iniziando a vagare senza meta (cosiddetto wandering). L’ultima ipotesi, non consequenziale alle altre, è quella ascrivibile a possibile vittima di reato, fortunatamente riconducibile a pochi casi, ma non per questo meno allarmante”. Non sappiamo cosa sia accaduto a Franco Vettese che, secondo le fonti, potrebbe essere stato affetto da una forma acuta di vagabondaggio senza meta, il wandering; stato psichico che di certo lo avrebbe portato alla totale perdita di punti di riferimento posto nello sato di rischio assoluto. Non sappiamo se questo suo smarrimento lo abbia davvero portato dove oggi si progetta una nuova azione di sopralluogo e raccolta indizi. A noi resta la speranza che non diventi una statistica chiusa e drammatica e che non finisca nel prossimo report annuale delle persone scomparse. Ad oggi, ad un giorno dall’avvio del nuovo corso delle indagini, si invita ad esser cauti ed a lasciar lavorare gli investigatori mossi evidentemente non dalle circostanze ma dalle chiare direttive della Procura di Cassino e dagli indizi raccolti.
