(di Cesidio Vano) La famiglia di Serena Mollicone non ci sta e annuncia di voler presentare ricorso in Cassazione contro l’assoluzione, anche in appello, dei 5 imputati per l’omicidio dall’allora ragazza diciottenne, avvenuto ad inizio giugno 2001 ad Arce. Il corpo di Serena, legato e adagiato quasi ritualmente a terra, fu ritrovato pochi giorni dopo la scomparsa della giovane, in un boschetto in località Fonte Cupa a Fontana Liri.
Antonio Mollicone, zio della povera Serena e fratello del padre Guglielmo morto nel 2020, parla di dovere morale nel ricercare la verità sulla morte della nipote, “una ragazza, per tutti noi per sempre la nostra bambina, che è stata barbaramente assassinata”. I legali della famiglia Mollicone hanno preparato l’istanza da presentare alla procura generale affinché si impugni in Cassazione la decisione della Corte d’Assise d’appello. La famiglia Mollicone (l’avvocato Dario De Santis ha sempre assistito gli interessi del papà Guglielmo; gli avvocati Sandro Salera e Antonio Iafrate assistono la sorella di Serena, Consuelo Mollicone), resta convinta della bontà delle ricostruzioni fatte dagli inquirenti e quindi dei capi d’imputazioni contestati a Marco Mottola, figlio del maresciallo dei carabinieri di Arce all’epoca del delitto, ed ai suoi genitori il maresciallo Franco e Anna Maria. Sotto processo c’erano poi anche i carabinieri Vincenzo Quatrale e Francesco Suprano (solo per il favoreggiamento). I magistrati d’appello, come quelli di primo grado, hanno dichiarato che non ci sono prove di colpevolezza, né un movente concreto che spieghi il delitto (leggi qui). “Questa Corte – scrivono in sentenza i giudici – ritiene di non avere le prove della colpevolezza degli odierni imputati, e sa che una sentenza di colpevolezza sarebbe costruita su fondamenta instabili”.
