(Cesidio Vano) I carabinieri della stazione di Trevignano hanno sequestrato le due statuette ‘sanguinanti’ della Madonna di Trevignano.
Al momento non sono chiare le motivazioni che sono dietro l’atto di polizia giudiziaria, ma è probabile che lo stesso possa essere ricondotto all’inchiesta per truffa aggravata a carico della veggente Gisella Cardia e del marito, scattata dopo la denuncia da parte di un ex seguace che ha versato circa 123mila euro all’associazione Madonna di Trevignano Ets, guidata da Gianni Cardia, marito – appunto – della veggente. Alcune indiscrezioni di stampa, infatti, vorrebbero che la procura sia intenzionata ad eseguire nuovi prelievi del liquido rossastro presente sul volto delle statuette per compararne i risultati con le analisi precedenti, effettuate sulle effigi. L’INCHIESTA PER TRUFFA Come già annunciato (leggi qui), la veggente Gisella Cardia e suo marito Gianni sono stati ascoltati giovedì dal pm della Procura di Civitavecchia che indaga sull’ipotesi di truffa aggravata in merito alle donazioni fatte all’associazione nata attorno al fenomeno delle apparizioni della Madonna a Trevignano Romano e i messaggi rivelati alla sedicente veggente Gisella Cardia – all’anagrafe Maria Giuseppa Scarpulla -, (il tutto dichiarato dalla chiesa ufficiale non meritevole di credito alcuno). L’ipotesi accusatoria contesta l’uso fatto delle donazioni versate dai fedeli alla veggente. Si pongono dubbi su come quei fondi siano stati gestiti. L’inchiesta è nella fase delle indagini preliminari e quindi coperta dal massimo riserbo. A rilasciare poche e scarne dichiarazioni è stato l’avvocato di Gisella e del marito Gianni, Solange Marchignoli, che ha detto: “Siamo nel corso di un’indagine, convocando i miei assistiti il pubblico ministero fa il suo lavoro e l’interrogatorio è previsto. Ciò non vuol dire nulla in senso positivo né in senso negativo, ossia che non è detto né che archivieranno né che rinvieranno a giudizio” poi ha proseguito: “Il pubblico ministero, evidentemente anche complice il can can mediatico, vuole guardare meglio dentro la vicenda. È un processo documentale, perché trattandosi di una contestazione di truffa aggravata, se l’ipotesi è l’utilizzo del denaro delle donazioni in maniera impropria, i soldi devoluti sono tracciabili. Dunque non abbiamo bisogno di dare grandi spiegazioni, se non i documenti che attestano il tutto”. Sono infatti in corso accertamenti sui soldi arrivati all’associazione Madonna di Trevignano Ets, che – come detto – fa capo a Gianni Cardia, per capire se sussista o meno i reato di truffa aggravata”. Il legale ha quindi chiarito che: “I miei assistiti sono molto sereni, hanno risposto a tutte le domande”. LE MADONNINE SEQUESTRATE Il colpo di scena è arrivato, nelle scorse ore, quando i carabinieri di Trevignano Romano si sono presentati a casa della veggente per farsi consegnare le due statuine della Madonna che avrebbero sanguinato. Le statuine sono state già analizzate nel 2016 – le analisi sono state condotte dal Ris dei Carabinieri con il confronto del Dna fornito da Cardia e suo marito, ma gli esiti non sono mai stati rivelati -. L’avvocato che tutela gli interessi dei Cardia sostiene però che quelle analisi non sono valide. Il sequestro delle due effigi potrebbe, dunque, essere la premessa per lo svolgimento di ulteriori accertamenti e analisi. Le due statue sono la riproduzione della Madonna di Medugorje (una è stata acquistata proprio nella cittadina della Bosnia-Erzegovina), l’annuncio del loro sanguinamento è alla base della nascita del culto della Madonna di Trevignano, dell’avvicinamento dei fedeli e seguaci e del ricevimento di donazioni, che per i due Cardia – quando ci sono state – sono state sempre spontanee e volontarie.
