Arce – Delitto Mollicone, le motivazioni dell’assoluzione dei Mottola: “Non ci sono prove, né movente”

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(di Cesidio Vano) La Corte d’assise d’appello di Roma ha depositato ieri le motivazioni della sentenza di assoluzione dei Mottola e degli altri due imputati nel processo di appello per l’uccisione della giovane di Arce, Serena Mollicone, nel giugno dle 2001.

Per i magistrati d’appello non ci sono le prove e il movente è “evanescente”. Per questo la Corte d’Assise d’Appello, il 12 luglio scorso ha mandato assolti gli imputati. Nelle 51 pagine delle motivazioni di legge: ”Questa Corte ritiene di non avere le prove della colpevolezza degli odierni imputati, e sa che una sentenza di colpevolezza sarebbe costruita su fondamenta instabili”. Imputtai dell’omicidio erano il maresciallo dei carabinieri di Arce Franco Mottola, il figlio Marco e la moglie Annamaria, oltre ai carabinieri Francesco Suprano e Vincenzo Quatrale. ”Non vi è certezza che la barbara uccisione della povera Serena sia avvenuta nella caserma dei Carabinieri di Arce – si legge ancora nelle motivazioni della sentenza di secondo grado -: non è certo che la ragazza sia entrata in quel luogo, non è certo che sia stata scagliata contro la porta, ancora più incerto è che la seconda parte dell’aggressione alla sua persona (quella, letale, dell’imbavagliamento e dell’asfissia) sia avvenuta nella stessa stazione”. Manca inoltre per i togati d’appello il movente dell’omicidio che si è rivelato ”evanescente” mentre il ”compendio probatorio complessivamente insufficiente e contraddittorio, impedisce di individuare gli imputati Mottola, o alcuno di loro, quali responsabili dell’omicidio di Serena Mollicone”. I giudici aggiungono ancora: ”Questa Corte non ignora che, nel corso dei lunghi anni trascorsi dopo la morte di Serena, si sia progressivamente radicata in larga parte dell’opinione pubblica la convinzione della responsabilità degli odierni imputati. Ma il convincimento del giudice non può e non deve fondarsi sui sondaggi o sugli umori popolari”.
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