Muore a 40 anni a seguito di una infezione contratta in ospedale, i familiari ottengono 800 mila euro di risarcimento danni. La vicenda di questo caso di malasanità risale al 2014 quando il 40enne residente nel capoluogo ciociaro, affetto da talassemia, viene ricoverato presso un ospedale romano.
Purtroppo la patologia della quale era affetto il 40enne gli aveva dato non pochi problemi di salute. La talassemia, meglio conosciuta come anemia mediterranea è una malattia genetica ereditaria del sangue che causa appunto l’anemia. Ciò significa che il tasso di emoglobina preposta all’ossigeno nel sangue scende al di sotto dei livelli di normalità. Nel 2014 la vittima proprio a causa delle sue precarie condizioni di salute era stata ricoverata presso un ospedale della capitale dove era stata sottoposta ad una trasfusione di sangue. Ma subito dopo questa trasfusione le condizioni di salute del ciociaro avevano cominciato a peggiorare. La situazione era precipitata fino ad arrivare al decesso. I familiari sospettando di trovarsi di fronte ad un caso di malasanità hanno fatto scattare la denuncia contro l’Asl. L’esame autoptico aveva rivelato che l’uomo era morto a causa di un batterio contratto in ospedale. Indagini più approfondite hanno fatto emergere che quel batterio si trovava in una sacca di sangue che era stata infusa al paziente. Praticamente una di queste sacche era risultata infetta. Ci sono voluti dieci anni per ottenere giustizia, ma grazie alle indagini certosine svolte dagli avvocati Carlo Coratti e Michele Botton. L’Asl Roma 2 è stata condannata al risarcimento danni di 800 mila euro. Mar,Ming.
