(di Dario Facci) Rivedere il modello di sviluppo. Un imperativo categorico che ormai ha almeno tre lustri e che ha visto i decisori politici e dell’impresa della provincia di Frosinone ripeterselo a campanello senza, in realtà, combinare granché.
Per questo meraviglia che sia stato brusco il risveglio dal letargico agosto quello del comparto automobilistico del Lazio, vale a dire, quasi totalmente quello che riguarda la provincia di Frosinone. Qui è infatti collocata Cassino Plant, la fabbrica ex Fiat ora Stellantis e il gigantesco indotto che in oltre mezzo secolo di vita ha generato. Il gigante, già da tempo, mostra i suoi piedi d’argilla e negli ultimi due anni si sono susseguite preoccupate incursioni dei sindacati e della politica nei confronti della multinazionale con sede estera per ottenere un quadro quanto più chiaro possibile della situazione ma anche delle intenzioni. Ovviamente non è stato e non è facile focalizzare le informazioni su uno dei tanti stabilimenti del colosso, in questo caso Cassino, fabbrica per la quale l’ulteriore allungamento del termine per la riapertura dopo le ferie, insieme alla dichiarazione di affanno di varie realtà dell’indotto, ha ulteriormente fiaccato gli spiriti. Si sono registrati diversi interventi negli ultimi giorni sull’argomento, dopo quello della UILM e del presidente di Unindustria del sud della provincia ciociara, dei sindaci dell’area cassinate,”” anche quello dei socialisti, oggi, primo partito a intervenire ufficialmente, con una nota siglata dal segretario regionale Gian Franco Schietroma. “Il grido di angoscia lanciato da Francesco Borgomeo, presidente di Unindustria Cassino, sulla crisi dell’automotive è senz’altro più che giustificato e fanno bene i sindaci a tenere alta l’attenzione su questo importante tema. D’altra parte, anche i sindacati hanno espresso vive preoccupazioni al riguardo. Peraltro, sia Unindustria che i sindacati hanno avanzato interessanti proposte per il rilancio del settore, che mi auguro vengano prese in considerazione dalle istituzioni preposte” scrive Schietroma. “A mio avviso – continua il segretario regionale del PSI – occorre ampliare il discorso perché il nostro territorio necessita di un nuovo modello di sviluppo, sia pure complementare all’esistente. Infatti, se da un lato è assolutamente necessario preservare le eccellenze nei vari settori dell’industria, a cominciare dall’automotive e dall’aereospazio, d’altro canto c’è l’esigenza di allargare l’orizzonte di crescita del nostro territorio. Mi spiego meglio: sono ormai parecchi anni che la notevole crescita economica ed occupazionale, determinata dal grande sviluppo industriale affermatosi nel nostro territorio dagli anni ’60-70’ in poi, non è più quella di un tempo e sono evidenti i segni di un inesorabile declino. Proprio per queste ragioni, alla vigilia delle elezioni provinciali del 2009, lanciai l’idea di puntare sull’effettiva organizzazione di un nuovo modello di sviluppo basato sul turismo, sulla cultura, sul risanamento e sulla valorizzazione dell’ambiente, ovviamente da rendere complementare all’esistente, e cioè, in particolare, alla salvaguardia delle eccellenze nei vari settori industriali. Avevo individuato, allora, nell’amministrazione provinciale l’ente istituzionale più idoneo ad organizzare questo nuovo modello di sviluppo. Purtroppo l’esito negativo delle elezioni provinciali del 2009 non mi consentì di portare avanti in prima persona tale intendimento, per cui, almeno a questo riguardo, sono passati invano ben 15 anni. Tuttavia il problema rimane inalterato. Infatti, per assicurare la migliore crescita del territorio e tendere alla piena occupazione non è di certo sufficiente l’attuale modello di sviluppo basato soprattutto sulle eccellenze nei vari settori dell’industria, che pure-ripeto- vanno difese e potenziate. Rimango dell’idea che, ancor oggi, sarebbe necessario puntare seriamente sulle bellezze naturali e sui beni culturali, che non mancano nel nostro territorio, ma che non vengono utilizzati al meglio ai fini di un’adeguata crescita economica ed occupazionale. E’ evidente che non possono bastare i singoli sforzi, pur lodevoli, degli operatori del settore. Lo sviluppo turistico, culturale ed ambientale presuppone infatti un’organizzazione efficace, con mirate iniziative istituzionali, se si vogliono ottenere risultati importanti in termini di crescita economica ed occupazionale. Pertanto ritengo che la mia idea di 15 anni fa vada riconsiderata e, quindi, mi auguro che chi ha responsabilità istituzionali valuti positivamente questa opzione nell’interesse del territorio”.
