(di Cesidio Vano) In Abruzzo paghi l’Atc e puoi uccidere un cervo, anche cucciolo e portartelo a casa. Protesta il Wwf, ma è quanto prevede l’apposito disciplinare per la caccia di selezione al cervo nella regione Abruzzo, approvato dalla Giunta del governatore Marco Marsilio lo scorso 8 agosto.
Della decisione operata dalla Regione Abruzzo, di abbattere circa 500 cervi (cuccioli compresi) in due aree della provincia dell’Aquila, avevamo già dato notizia (leggi qui); oggi, l’argomento torna agli onori della cronaca perché il disciplinare che regolamenta l’attività di abbattimento decisa per snellire il numero di cervidi che popolano l’area e che è ritenuto eccessivo – “Fanno più danni dei cinghiali” aveva detto l’assessore regionale alla caccia – prevede anche un tariffario che i cacciatori-selettori dovranno pagare per abbattere i cervi: da 50 a 600 euro in base all’età e alla grandezza dell’animale. Nel caso dell’uccisione di un cervo maschio adulto da trofeo, allora il ‘premio’ da versare sarà addirittura stabilito da un esperto di trofeistica abilitato. Ad incassare è l’Ambito territoriale di caccia (Atc) entro cui si svolge l’attività di selezione. Inoltre, i criteri per l’accesso dei cacciatori selettori sono stabiliti in base alla provenienza e residenza degli stessi. Ecco il prezzario previsto dal disciplinare allegato alla delibera per l’abbattimento degli animali:
In Abruzzo, quindi, è aperta la caccia ai cervi e in base all’età e al sesso dell’animale è presente un prezzo per poterlo uccidere. Si può arrivare fino a 600 euro.
Il Wwf ha già condannato la decisione della Giunta Marsilio: “È inaccettabile considerare la fauna una fonte di arricchimento degli stessi organismi che organizzano i prelievi – hanno urlato dall’associazione ambientalista -. E chi sarà il beneficiario di questi fondi? Non la comunità dove si svolgerà il prelievo, non le Amministrazioni comunali, non il mondo agricolo, non le aree protette… ma gli ATC! Organismi sostanzialmente gestiti dai cacciatori che si appropriano, facendone profitto, della fauna selvatica che dovrebbe essere patrimonio di tutti”.
Alla delibera è anche allegato il parere dato dall’Ispra (l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) che indica come valore soglia per autorizzare la caccia di selezione quello di 2 capi per chilometro quadrato. I comprensori interessati dagli abbattimenti superano di pochissimo quel limite: il primo 2,58 capi/km2 e il secondo 2,39 capi/Km2.
“Anche volendo prendere per buoni i dati presentati dalla Regione, quindi – protestanodal Wwf -, la presenza dei cervi non è affatto così alta da giustificare la strage che si sta per compiere”.
Il disciplinare di abbattimento dei cervi prevede infine anche delle norme specifiche di esercizio della caccia di selezione per la salvaguardia dell’Orso bruno marsicano nella ZPE e nella ZPC del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise e nei SIC con presenza dell’Orso bruno marsicano di cui al Calendario Venatorio regionale.
