Regione Lazio – Prevenire i suicidi di in carcere, a settembre un tavolo di lavoro con tutte le istituzioni coinvolte

chiaro13
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Domenica scorsa la rivolta nel carcere di Velletri, pochi giorni fa il suicidio di un detenuto a Rebibbia. Dopo gli ultimi preoccupanti episodi verificatisi nelle carceri del Lazio, interviene l’assessore regionale al Personale, alla Sicurezza urbana, alla Polizia locale e agli Enti Locali Luisa Regimenti, che evidenzia come negli istituti detentivi della regione si registri “una situazione non più sostenibile tanto per coloro che stanno scontando la pena quanto per chi è chiamato a lavorare in questi luoghi”.

L’assessore parla di “una questione di dignità e civiltà che chiama in causa tutte le Istituzioni e alla quale la Regione Lazio, nell’ambito delle proprie competenze, è pronta a dare il suo contributo”. Per promuovere al riguardo la cooperazione tra tutti i soggetti e enti coinvolti, l’assessore ha promosso un tavolo di lavoro e di studio interistituzionale che si svolgerà il prossimo 9 settembre “per avviare un percorso finalizzato alla stesura di un Piano regionale aggiornato per la prevenzione del rischio suicidario negli istituti penitenziari del Lazio – dice Regimenti -. È il primo passo di un percorso da avviare insieme a tutti gli attori coinvolti nel sistema carcerario italiano, a partire dall’Amministrazione penitenziaria e dal Garante dei Detenuti, per preservare la salute e la sicurezza dei detenuti”. L’impegno della Regione, inoltre, è quello di dare concretezza a quanto stabilito dalla Costituzione sul fine rieducativo della pena: “Stiamo lavorando a un bando di 500mila euro – dice l’assessore – per garantire il reinserimento sociale dei detenuti con misure per ampliare il diritto allo studio, per rafforzare il diritto alle cure e all’assistenza sanitaria, l’effettivo esercizio del diritto al lavoro e alla formazione professionale. Altri progetti stanno arrivando dagli altri assessorati che ringrazio per la collaborazione avviata attraverso il tavolo interassessorile dello scorso febbraio. Un sistema carcerario che non dà speranze è una sconfitta per tutti – conclude Regimenti -: è una sofferenza per la democrazia, per la società, per la giustizia, che diviene meno credibile”.
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