Ha trascorso dieci mesi in carcere, ma era innocente. Vittima di questo errore giudiziario Pino B., un operaio specializzato di 53 anni residente a Frosinone, impiegato in un’azienda meccanica ubicata nella zona industriale del capoluogo ciociaro. I fatti che hanno coinvolto l’operaio risalgono al 9 settembre dello scorso anno quando alcuni agenti in borghese sono andati a prelevarlo dalla sua abitazione per accompagnarlo presso la casa circondariale di via Cerreto.
All’uomo erano state contestate numerose truffe attraverso la vendita di materiale informatico. Nello specifico si faceva rilasciare degli acconti che venivano versati su una carta di credito senza poi consegnare la merce. Per tale motivo, a proprio carico c’erano stati vari procedimenti penali presso le procure di Cremona, Parma Bologna, Foggia, Ancona, Arezzo e Frosinone. La truffa consisteva nell’offerta di tablet, computer e altri strumenti elettronici. I procedimenti penali si erano tutti chiusi con un decreto di condanna quasi sempre in contumacia. Da qui la sua traduzione in carcere. Più volte l’uomo aveva sostenuto di essere estraneo ai fatti che gli erano stati contestati. Ma gli elementi raccolti dimostravano il contrario. Gli avvocati difensori Giampiero Vellucci ed Emanuele Incitti ,in tutti questi mesi, sono riusciti però a far revocate tutte le condanne evidenziando l’insussistenza delle prove portate in aula. La carta di credito su cui venivano versati i soldi apparteneva ad un cittadino romeno. Ma non è tutto: secondo i difensori mancava anche ogni accertamento in ordine alla destinazione del denaro versato sulla carta di credito del frusinate, denaro che una volta versato su quella carta di credito veniva dirottato all’estero, su un conto acceso in Romania. Circostanze che hanno consentito di escludere che il loro assistito avesse mai conseguito la disponibilità all’estero, non avendo mai posseduto la carta di credito incriminata. Cosa ancora più importante l’operaio non aveva mai utilizzato nemmeno un euro di quelle somme. Da qui la scarcerazione. “Ma quello che è successo a me, poteva capitare a tutti – ha dichiarato Pino B. – qualcuno però ha peccato di leggerezza perché sarebbe bastato un avviso di garanzia, relativamente a uno dei tanti procedimenti penali, e si sarebbe potuto chiarire tutto all’inizio, senza subire la durissima esperienza carceraria che solo grazie ai miei legali è durata giusto il tempo per fornire tutte le prove della mia innocenza”. Mar. Ming.
