Frosinone – Per l’estromissione della Mastrobuono dalla Asl, la Corte dei conti chiede 442mila euro di danni alla giunta Zingaretti

chiaro13
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Un danno erariale di 442mila euro. A tanto ammonterebbe secondo la Procura regionale della Corte dei Conti il danno arrecato alle casse della Regione Lazio dalla decisione, presa dalla Giunta regionale nel 2017, di rimuovere la direttrice generale della Asl di Frosinone, Isabella Mastrobuono (nella foto). Una decisione che la manager denunciò pubblicamente come una ‘ritorsione politica’ perché lei si era rifiutata di soddisfare le pressioni e i desiderata degli uomini forti del Pd.

Per i magistrati inquirenti la delibera con cui la Mastrobuono è stata ‘fatta fuori’ manifesterebbe diversi profili di illogicità e contraddittorietà. Sarebbe stata una scelta economicamente scellerata. Per queste ragioni la procura contabile è intenzionata a portare a giudizio i vertici della giunta regionale che assunsero quelle decisione a partire dall’allora presidente Nicola Zingaretti e dagli assessori Massimiliano Smeriglio, Michele Civita, Alessandra Sartore. Nel mirino anche la dirigente Flori Degrassi ed altre sette persone. La contestazione, come detto, è di aver generato un danno all’erario per oltre 442mila euro. Come ricorda anche il Corriere della Sera, l’ex Dg della Asl ciociara sostenne di aver pagato con la perdita dell’incarico il rifiuto a sottostare alle richieste avanzate da notabili del Pd. “Sono stata estromessa anche perché non accettavo le pressioni degli uomini forti del Pd” disse a chiare lettere nel 2022, intervistata dal quotidiano il Domani. I personaggi tirati in ballo in questa vicenda erano il broker assicurativo Vladimiro De Angelis, fratello di Francesco De Angelis anima del Pd ciociaro e non solo, divenuto poi famoso alle cronache per la vicenda della video-lite nel dopo cena con Albino Ruberti (quello del “Ti ammazzo. Ti devi inginocchiare”). Ad ogni modo, secondo la versione della Mastrobuono, il Pd non la voleva più alla guida della Asl di Frosinone, vista la sua scarsa malleabilità. Così, la giunta Zingaretti – stando a quello che, per quanto riguarda il profilo contabile, sostengo i magistrati della procura regionale – la mandarono via. Ma l’atto di revoca dell’incarico sarebbe affetto da una “non corretta considerazione dei risultati raggiunti”, dalla “violazione del contraddittorio procedimentale con l’interessata» ed in particolar modo non terrebbe conto dei risultati positivi che la gestione Mastrobuono aveva raggiunto a partire dal taglio delle liste d’attesa Con il “più che lusinghiero punteggio di 7,4 su 10” annotano i pm contabili. Contro un ‘licenziamento’ ritenuto ingiusto e persecutorio, la Mastrobuono ricorse anche al Tribunale amministrativo regionale che le diete ragione, disponendo la reintegra nel ruolo. Reintegra, che ad ogni modo non ci fu mai. La Giunta propose nuovi ricorsi e proprio per questo oggi si vede contestato l’aver “esposto la Regione a un contenzioso rovinoso con impegno di risorse umane e finanziarie per la difesa in giudizio”. Per i pm contabili “Nessuna scusabilità può essere riconosciuta alla condotta di quanti hanno concorso a determinare questo risultato adottando la determinazione n.28/2017 (ovvero il provvedimento che non reintegra la Mastrobuono alla guida della Asl ciociara, nda) con le dovute conseguenze in termini di correlata qualificazione della condotta come connotata da gravissima e inescusabile colpa, al limite del dolo eventuale”. Gli inquirenti contabili ritengono anche che la ex dirigente abbia subito un grave danno reputazionale anche in ragione del clamore mediatico che aveva accompagnato la vicenda e che la responsabilità vada addossata “all’organo di vertice politico istituzionale”, ovvero a chi approvò la decadenza e il rifiuto al reintegro della dirigente. “Per quanto concerne l’elemento soggettivo si reputa che le condotte siano connotate da gravissima e inescusabile negligenza – sostiene l’accusa contabile -, prive di qualsiasi carattere di correttezza e buona fede in quanto consistite scientemente nel determinarsi all’adozione di atti e provvedimenti in contrasto con il quadro normativo di settore». Il danno stimato è pari ai risarcimenti riconosciuti alla dottoressa Mastrobuono dalla giustizia amministrativa e dal giudice del lavoro al momento della pronuncia di reintegra.
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