(di Cesidio Vano) Non ci furono abusi sessuali. Dopo 5 anni dall’inizio dell’inchiesta e 12 dall’ultimo episodio denunciato, si è chiuso oggi a Prato, con assoluzione con formula piena, il processo per violenza sessuale a carico di don Giglio Gilioli, fondatore dei Discepoli dell’Annunciazione, e il laico Lucio Fossanova, originario della Puglia ma da tempo residente a Monte San Giovanni Campano e, all’epoca dei fatti contestati, seminarista.
Il caso suscitò clamore a livello nazionale e la congregazione dei Discepoli poco dopo fu sciolta dal Vaticano. Il sacerdote, oggi 77enne, e Fossanova, 41enne, erano stati accusati da un giovane pratese, che oggi ha 32 anni. Quest’ultimo, nel novembre 2019, riferì di aver subito abusi sessuali risalenti ad anni addietro, fra il 2008 e il 2012, quando frequentava la comunità di fedeli ‘Discepoli dell’Annunciazione’, che aveva la sua sede principale a Prato. Il collegio giudicante, presieduto dal giudice Carlo Cataudella, ha pronunciato sentenza di assoluzione “perché il fatto non sussiste” mandando pienamente assolti i due imputati, assistiti dagli avvocati Cristina Menichetti e Carlotta Taiti. Il Tribunale si è riservato di depositare le motivazioni della decisione entro 90 giorni. Come detto il procedimento penale è durato 5 anni e ha riempito le cronache giudiziarie. In un primo momento, le persone coinvolte nell’inchiesta erano una decina, poiché anche il fratello minore del 32enne, che accusava don Giglio Gilioli e Lucio Fossanova, aveva riferito di aver subito a sua volta violenze, indicando diversi responsabili tutti aderenti alla congregazione dei Discepoli dell’Annunciazione. Il ragazzo, però, poi era stato valutato non attendibile dalla stessa Procura che, da una parte, aveva chiesto il proscioglimento dei quanti accusati dal fratello più piccolo e, dall’altra, aveva chiesto ed ottenuto il processo per i due accusati dal fratello maggiore. Nell’ultima udienza, i pm Laura Canovai e Valentina Cosci avevano chiesto la condanna a 7 anni per il sacerdote e a 9 anni di reclusione per il seminarista. Il Tribunale ha invece pienamente accolto le richieste degli avvocati difensori, che hanno portato alla luce numerose contraddizioni in cui è caduto il giovane, che denunciato gli abusi, nelle tre occasioni in cui è stato ascoltato per ricostruire i fatti: le due audizioni protette in sede di indagini e l’incidente probatorio durante l’udienza preliminare. In tali casi, il ragazzo ha fornito particolari diversi sulle modalità dei due presunti abusi sessuali subiti, non riuscendo, tra l’altro, a collocare con precisione i fatti nel tempo e nello spazio. “La presenza di un testimone ad uno dei due episodi di violenza – ha sottolineato l’avvocato Carlotta Taiti – non ha trovato conferme durante il processo, così come è rimasta ‘una chiacchiera’ la parentela di Fossanova con un alto prelato, circostanza che avrebbero accreditato l’influenza dell’imputato e i timori da parte del ragazzo di poter essere cacciato dalla comunità di fedeli, nel caso in cui non avesse visto assecondati i suoi desideri”. Per i legali del collegio difensivo, inoltre, anche i racconti su un’altra violenza – che sarebbe avvenuta da parte di un uomo ignoto durante un pellegrinaggio a Fatima – non avrebbero trovato alcun riscontro nella fase dibattimentale. Anche l’avvocato Cristina Menichetti – come riferisce Tvprato.it – ha sottolineato l’inattendibilità del denunciante, i cui ricordi sui presunti abusi sarebbero riaffiorati dopo anni dai fatti e dopo aver intrapreso una terapia psicologica con tecniche Emdr di riprocessamento dei movimenti oculari, una sorta di ipnosi – ha detto il legale – che è assolutamente inidonea all’accertamento della verità, avendo prodotto falsi ricordi”.
