(di Cesidio Vano) Sabato scorso, 6 luglio, i partiti di opposizione e i sindacati si sono dati appuntamento a Roma, davanti alla Cassazione, per presentare il referendum abrogativo della legge sull’Autonomia differenziata. Si chiede ai cittadini se vogliono “che sia abrogata la legge 26 giugno 2024, n. 86, ‘Disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione’?”.
Il quesito referendario è presentato dai rappresentanti di 34 sigle fra partiti, sindacati e associazioni, fra cui Pd, M5s, Verdi, Sinistra italiana, Iv, +Europa, Partito della Rifondazione Comunista Cgil, Uil, Anpi, Arci e Wwf. La legge sull’autonomia differenziata il governo di centrodestra ha voluto dare attuazione, per la prima volta, all’articolo 116 della Carta costituzionale che prevede – appunto – la concessione di “forme e condizioni particolari di autonomia” alle regioni a statuto ordinario tramite “legge dello Stato su iniziativa della regione interessata”. La norma però non è rimasta finora inutilizzata soprattutto a causa delle grandi differenze economiche e sociali tra regioni, che rendono particolarmente delicata la questione. A determinate condizioni (conti in ordine, nessun commissariamento, rispetto dei livelli minimi di prestazioni, ecc.) le regioni a statuto ordinario possono ottenere il riconoscimento da parte dello Stato dell’attribuzione di autonomia legislativa sulle materie di competenza concorrente e, in tre casi, su materie di competenza esclusiva dello Stato. Insieme alle competenze, le regioni possono anche trattenere il gettito fiscale, che non sarebbe più distribuito su base nazionale a seconda delle necessità collettive. Le materie legislazione concorrente comprendono i rapporti internazionali e con l’Unione europea, il commercio con l’estero, la tutela e sicurezza del lavoro, l’istruzione, le professioni, la ricerca scientifica e tecnologica, la tutela della salute, l’alimentazione, l’ordinamento sportivo, la protezione civile, il governo del territorio, i porti e gli aeroporti civili, le grandi reti di trasporto e di navigazione, la comunicazione, l’energia, la previdenza complementare e integrativa, il coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, la cultura e l’ambiente, le casse di risparmio e gli enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale. Sara Battisti e Enrico Pittiglio, entrambi esponenti del Pd, sono stati, in provincia di Frosinone, tra i primi a schierarsi a fianco dei referendari. Sara Battisti, consigliera regionale del Lazio, ha sottolineato: “L’estate militante annunciata dalla segretaria Elly Schlein va nella direzione auspicata per proseguire il lavoro sul territorio, dopo il significativo risultato del Pd nel voto europeo e alle amministrative. Il Partito democratico è pronto a costruire insieme alle altre forze d’opposizione l’alternativa alle destre che stanno distruggendo il Paese. È necessario continuare il confronto con la nostra comunità e con i cittadini, tra le persone, tenendo sempre a mente il dato dell’astensione, raccontando la nostra idea di futuro. Salario minimo, sanità e scuola pubblica, difesa dell’ambiente, aree interne che devono tornare al centro del dibattito pubblico, contrasto all’autonomia differenziata che spacca l’Italia: bene, in tal senso, che con i partiti di opposizione, con i sindacati e le associazioni, sia stato firmato e depositato in Cassazione il quesito referendario per abrogare la legge. Anche a Frosinone – ha aggiunto – il nostro compito dovrà essere quello di spiegare ai cittadini perché è importante fermare una legge che divide il Paese ed aumenta le disuguaglianze. Una legge che va ad incidere pesantemente sui servizi essenziali creando disparità tra nord e sud”. Enrico Pittiglio, sindaco di San Donato V.C. e vicepresidente della Provincia ha commentato: “Sono soddisfatto per la scelta della sede nazionale di ALI – Lega delle Autonomie Locali -, di cui sono membro del consiglio nazionale, come sede ufficiale del Comitato Nazionale referendario contro l’Autonomia differenziata. Gli amministratori siano uniti per opporsi a questa riforma profondamente sbagliata e divisiva. L’autonomia differenziata – ha concluso – peggiora l’efficienza del Paese, appesantisce il carico burocratico per famiglie e imprese, crea cittadini di serie a e di serie b, spacca in due l’Italia aggravando le disuguaglianze. Peraltro, accentrando molti poteri a livello regionale, penalizza i comuni che rappresentano l’istituzione più vicina alle necessità delle persone”.
